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Ferrara notte al museo: l’Universo Onirico di Marc Chagall, prolunga l’incanto

Apertura serale straordinaria della mostra “Chagall, testimone del suo tempo”

30 e 31 gennaio ed il weekend 6 e 7 febbraio, fino alle 22.30

Di Rita Bertazzoni – C’è un momento della giornata in cui i colori di Marc Chagall sembrano vibrare di una luce propria, quasi volessero staccarsi dalle pareti per fluttuare nel buio della sera. È questa l’atmosfera che attende i visitatori del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, che in occasione del gran finale della mostra “Chagall, testimone del suo tempo”, ha annunciato un regalo speciale per il pubblico: una serie di aperture serali straordinarie.

Fino al prossimo 8 febbraio, data di chiusura dell’esposizione, il capolavoro architettonico estense spalancherà le porte oltre l’orario canonico. Nei giorni 30 e 31 gennaio, e ancora 6 e 7 febbraio, sarà possibile immergersi nel mondo onirico del maestro russo fino alle 22.30 (con ultimo ingresso alla biglietteria alle 21.30).

IL PERCORSO: 200 OPERE TRA SOGNO E STORIA

ll percorso espositivo si dispiega attraverso quattordici sale che compongono un racconto avvincente e profondo, capace di guidare il visitatore nel cuore della poetica di Marc Chagall. Questa narrazione visiva si muove costantemente sul filo sottile che separa il reale dal fiabesco. Il viaggio inizia immergendosi nelle radici dell’artista, tra i ricordi della mai dimenticata Vitebsk, la città natale che Chagall portava nell’anima e che rappresenta il nucleo della sua nostalgia. Qui, attraverso una selezione di 200 opere tra dipinti, disegni e incisioni, emerge la figura di un artista che ha attraversato le tempeste del “secolo breve” restando fedele alla missione di unire ciò che il disastro aveva diviso.

LE SALE IMMERSIVE: DA PARIGI A GERUSALEMME

Proseguendo tra le sale, si assiste alla consacrazione parigina e alla successiva fuga drammatica verso l’esilio americano nel 1941, necessaria per sfuggire alla minaccia del nazismo. L’esposizione non si limita alla visione tradizionale dei quadri, ma esplode nella monumentalità grazie a due spettacolari sale immersive. In questi spazi, la tecnologia permette di entrare letteralmente nella decorazione del soffitto dell’Opéra Garnier di Parigi, dove musica e colore danzano sopra la testa degli spettatori, e di ammirare la serie delle dodici vetrate della Sinagoga di Hadassah a Gerusalemme, un caleidoscopio di luce che racconta la spiritualità delle tribù d’Israele.

L’ALCHIMIA DI CHAGALL: TRASFORMARE IL DOLORE IN GRAZIA Il culmine emotivo del percorso si raggiunge nella sezione dedicata a Exodus(1947), dove si percepisce l’incredibile capacità di Chagall di non distogliere lo sguardo dal dolore e dallo sradicamento, trasformando ogni tragedia in un barlume di speranza. Questo itinerario nello spirito umano si chiude con un’opera magistrale ed eloquente: il grande olio su tela intitolato La Pace, eseguito nel 1949 dopo il suo rientro in Francia. In questo dipinto, Chagall affida il suo messaggio universale a una colomba bianca che trasporta un colomba bianca che trasporta un libro con le parole “La Vie” e “La Paix”. È un’opera carica di simboli, dove i tetti di Vitebsk e due innamorati — probabilmente l’artista e l’amata moglie Bella — evocano l’amore e la memoria come uniche armi contro l’oblio. 

Il racconto di questa mostra dimostra come Chagall sia riuscito, come pochi altri, a trasformare l’esperienza personale in una potente riflessione condivisa, tramutando la difficoltà in bellezza e la sofferenza in pura poesia.

«Sento che il nostro problema oggi è soltanto uno: unirci. Radunare quello che resta di noi dopo il disastro, riempire i nostri cuori di propositi nobili».Marc Chagall

INFO E PRENOTAZIONI

IL CONSIGLIO DI… VIAGGI DEL GUSTO

Le Occare Guest House 

L’esperienza ferrarese trova il suo compimento ideale a pochi chilometri dalle mura estensi, dove i ritmi rallentano e la terra diventa protagonista. Il consiglio di Viaggi del Gusto per un soggiorno che unisca arte, bellezza, armonia e buon cibo è l’agriturismo Le Occare, a Runco di Portomaggiore, a soli 20 minuti d’auto dal centro di Ferrara.

È un’antica fattoria del Settecento arredata con vecchi mobili di famiglia e salotti pieni di libri, quadri, fotografie e buona musica dove trascorrere momenti di relax e sentirsi come a casa. La country house è rinomata per l’arte dell’ospitalità e per essere l’unico luogo dove assaggiare (e acquistare) il caviale ferrarese, una specialità gastronomica perduta e ritrovata. Merito di Cristina Maresi, la squisita padrona di casa, ribattezzata “La Signora del Caviale” perché, dopo anni di puntigliose ricerche e sperimentazioni, è riuscita a recuperare e realizzare l’originale ricetta ebraica. 

“Il caviale del Po era una specialità tutta ferrarese assai ricercata – racconta Cristina – Lo preparava, ricavandolo dalle uova degli storioni padani, negli anni ‘20 e ’30, Benvenuta Ascoli, detta Nuta, e poi, nel dopoguerra, Matilde Pulga Bianconi che dalla Nuta aveva ereditato il negozio di via Mazzini a Ferrara. Lo storione era il gigante del Po prima del Siluro e risaliva il fiume per riprodursi ma l’inquinamento e gli sbarramenti non gli hanno lasciato scampo. Per questo, insieme agli storioni, si perse anche la preziosa ricetta. Ma oggi, grazie alla sensibilità di alcuni allevatori, gli storioni sono tornati, ed ho potuto riproporla per la gioia dei miei ospiti”. 

Oltre allo storione, che Cristina propone in diverse preparazioni, nel ristorante dell’agriturismo, aperto anche agli ospiti esterni, si possono assaggiare altre delizie della casa, come il pasticcio di maccheroni alla Ferrarese e l’uovo impanato e fritto con fonduta di parmigiano e tartufo, pane e paste fatte in casa, verdure bio dell’orto, formaggi e salumi selezionati. Accompagnati a eccellenti etichette nazionali e francesi.

www.leoccare.com 

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