C’è un Natale, in Puglia, che non ha bisogno di effetti speciali. Gli basta la pietra bianca che riflette le luci, un vicolo che profuma di legna e zucchero, una porta socchiusa da cui scappa un “entra, fa freddo”.
È un Natale fatto di passi lenti e di dettagli: una ghirlanda appesa con cura, una vetrina minuscola piena di cose buone, il rumore delle risate che rimbalza sulle facciate.
La Valle d’Itria, in questo periodo, sembra mettersi il vestito buono: quello che non abbaglia, ma illumina. E quando hai riempito gli occhi di borghi e luminarie, il viaggio scivola verso Bari, dove l’inverno cambia sapore e diventa sale.

Locorotondo: la luce, qui, è di casa
Locorotondo è un paese che ti accoglie in punta di piedi. Le case bianche, le linee pulite, i balconi discreti: tutto sembra fatto per accompagnarti, non per trattenerti. A Natale, però, succede qualcosa: le strade si vestono di piccole costellazioni e il centro storico diventa un percorso dentro la luce.
Il bello è arrivare quando il cielo comincia a spegnersi. Non prima, non dopo: proprio in quell’ora in cui l’aria punge e le luminarie si accendono una alla volta, come se qualcuno le stesse chiamando per nome. Ti perdi volentieri, qui. E ti ritrovi ancora meglio: davanti a un forno, a una piazzetta, a una finestra piena di addobbi semplici, senza rumore.

Alberobello: i trulli diventano scenografia
Ad Alberobello, il Natale è una questione di meraviglia. I trulli, con i loro coni, sembrano nati per reggere la festa: diventano lanterne, quinte teatrali, superfici su cui la luce si diverte a disegnare.
Camminare tra le stradine, di sera, è come entrare in un racconto che conosci già ma che ogni volta cambia finale. C’è sempre un dettaglio nuovo: una proiezione che ti sorprende, una porta decorata con pazienza, un silenzio improvviso tra due gruppi di visitatori che ti fa sentire — per un attimo — la pietra, l’inverno, il respiro del posto.
E poi, tra una foto e l’altra, ricordati la cosa più semplice: alzare lo sguardo e restare qualche secondo senza fare nulla. È lì che Alberobello fa il suo lavoro migliore.

Martina Franca: quando la bellezza ti prende per il mento
“Locorotondo resta intima, Alberobello resta iconica. Martina Franca, invece, è quella bellezza che fa alzare lo sguardo.”
Qui il Natale non copre, sottolinea. Le luminarie sembrano nate per dialogare con il barocco: cornici, portali, balconi, prospetti che di giorno ti raccontano l’eleganza e di sera diventano ancora più netti, come se la luce avesse deciso di evidenziare i dettagli.
Martina è una passeggiata che cambia ritmo: più piena, più scenografica, più “città”. Ti viene voglia di entrare, di attraversare i palazzi con gli occhi, di fermarti in una piazza e lasciare che la sera faccia il resto. E, tra un passo e l’altro, c’è anche il lato goloso: il profumo dei dolci di festa, le mandorle, il vincotto, i piccoli riti di pasticceria che in Puglia sanno di casa prima ancora che di Natale.

Verso Bari: quando l’aria si fa sale
Poi arriva il momento di partire. Lasci la Valle d’Itria e ti porti dietro quella sensazione di luce “calda”, quasi domestica. La strada scende, l’orizzonte si apre, l’aria cambia. E a un certo punto lo capisci senza bisogno di cartelli: sei vicino al mare.
Bari ti accoglie con un’altra energia. Più viva, più sonora, più urbana. Eppure, anche qui, il Natale ha un cuore antico: lo trovi nei vicoli, nelle chiese, nelle mani che lavorano e nelle voci che si sovrappongono come onde.
Bari: il Natale tra pietra, vicoli e Adriatico
In centro le luminarie disegnano una festa condivisa: gente che passeggia, famiglie, gruppi di amici, sacchetti pieni di regali e di cose buone. Ma è quando scivoli verso Bari Vecchia che la città cambia voce. I vicoli si stringono, le pietre si scuriscono, il vento si infila tra le strade e ti ricorda che il mare è a due passi.
Arriva fino alla Muraglia. Fermati. Guarda l’Adriatico: d’inverno è più serio, più profondo. E Bari, con le sue luci alle spalle, sembra dirti che la festa non è solo decorazione — è una presenza, un modo di stare insieme, di occupare il tempo e scaldarlo.
Prima di andare via, concediti una cosa semplice e vera: street food bollente tra le dita. Pettole, sgagliozze, focaccia tiepida se la trovi ancora al banco. Il Natale, spesso, si riconosce così: dal sapore che lascia.

Nota di cucina: le pettole da fare a casa
Se vuoi riportare a casa un pezzo di questo viaggio, fallo con un impasto.
Ingredienti
- 500 g farina
- 350–380 ml acqua tiepida
- 7 g lievito secco (o 20 g fresco)
- 1 cucchiaino di sale
- olio per friggere
- zucchero (oppure sale, se le ami “salate”)
Come si fanno
Mescola farina, acqua e lievito: l’impasto deve restare morbido e un po’ appiccicoso. Aggiungi il sale, copri e lascia lievitare finché raddoppia. Poi friggi “strappando” piccoli bocconi con le mani bagnate: quando sono gonfi e dorati, scolali e decidi da che parte stare — zucchero o sale.
Nota di famiglia: mangiale subito. Le pettole non amano aspettare, sono convivialità e gioia. Esattamente come il Natale.

