Negli ultimi anni il Giappone si è ritrovato al centro del turismo globale: da meta complessa, lontana, costosa, più immaginata e desiderata che effettivamente visitata, è diventata terra di tutti. Un successo enorme, che ha naturalmente un rovescio della medaglia: l’overtourism. Città come Kyoto si trovano oggi a gestire milioni di visitatori concentrati nei soliti, seppur splendidi, landmark fotografici: i torii di Fushimi Inari o i vicoli di Gion al tramonto.

Ma Kyoto non è una città che si mette in posa. La sua vera essenza respira altrove: nelle valli nebbiose, nei sentieri di montagna e in un ritmo antico che esiste da molto prima del turismo di massa. Per questo, la Kyoto City Tourism Association (DMO Kyoto) ha lanciato una strategia che non punta a respingere il turista, ma al contrario lo accoglie allargando i confini della sua esperienza. Nasce così la campagna dedicata alle Hidden Gems (le gemme nascoste): sei distretti periferici promossi per dimostrare che la risposta al sovraffollamento non sono le barriere, ma una mappa più vasta.

La strategia delle Hidden Gems invita a rallentare, sostituendo la frenesia dello scatto social con l’autenticità dell’esperienza. Spostandosi a nord, ad esempio, si incontra Ohara, un paradiso rurale di templi avvolti nel muschio (come il celebre Sanzen-in), acque termali (onsen) e una cucina contadina a km zero. Per gli amanti della natura c’è Takao, dove tre storici templi sorgono tra foreste di aceri e fiumi che, in estate, ospitano suggestive cene en plein air sul bordo dell’acqua.
Chi cerca il contatto più puro con la vita agricola giapponese trova in Keihoku la risposta ideale, tra farm stay e artigianato locale. Ci sono poi Nishikyo, con le sue foreste di bambù inedite da girare in bicicletta, e Fushimi, antico porto fluviale dove è possibile fare degustazioni guidate nelle cantine storiche di sake.

Infine Yamashina, distretto-cerniera che custodisce una delle opere ingegneristiche più poetiche del Paese: il Canale del Lago Biwa. Realizzato nel 1890 interamente da tecnici giapponesi, oggi permette di vivere una crociera fluviale silenziosa e fuori dal tempo, capace di raccontare centotrenta anni di storia in un’ora di navigazione.
Questa filosofia di fruizione consapevole si riflette anche nella gestione dei grandi eventi. Luglio 2026 segna il ritorno del Gion Matsuri, il più antico e spettacolare festival del Giappone, rito di purificazione che la città compie per se stessa da oltre mille anni.
Il momento culminante sarà la Yamahoko Junko, la sfilata dei carri allegorici alti fino a 25 metri, che attraverserà il centro il 17 e il 24 luglio. Per favorire un turismo rispettoso e immersivo, dal 1° giugno sono stati messi a disposizione posti in tribuna (generali e premium) con commento in diretta anche in lingua inglese.

Tuttavia, la vera magia del festival si respira per tutto il mese. Nelle notti dello Yoiyama (le vigilie delle sfilate), i quartieri storici si illuminano di lanterne e le antiche case aprono le porte ai visitatori, mettendo in mostra i preziosi paraventi di famiglia (una tradizione nota come Byobu Matsuri). Dai riti sacri come la purificazione dei santuari portatili nel fiume Kamo (Mikoshi Arai il 10 luglio) fino alla sfilata floreale della Hanagasa Junko (il 24 luglio), Kyoto dimostra che il turismo non deve consumare i luoghi, ma respirare al loro stesso ritmo.