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Sulle orme dei ribelli, lungo il Cammino dei Briganti

La primavera invoglia a mettersi in cammino: un passo dopo l’altro da soli, in gruppo e organizzati o solo in compagnia di pochi amici. Lungo i confini della storia e immersi nella natura, tra boschi e borghi sospesi nel tempo, su uno sfondo di aspre montagne Tra il Lazio e l’Abruzzo si disegna il Cammino dei Briganti, itinerario nella memoria di un territorio che un secolo e mezzo fa fu teatro di resistenze e clandestinità.

ph credit Dario Sorgato

Il Cammino dei Briganti nasce ufficialmente nel 2015, per iniziativa della Compagnia dei Cammini, con l’obiettivo di valorizzare un’area storicamente di frontiera. Centocinquanta anni fa, queste montagne segnavano il limite tra lo Stato Pontificio e il Regno Borbonico. I briganti non erano sempre dei fuorilegge; più spesso erano i contadini e i popolani del posto che sceglievano la macchia per sfuggire alla leva obbligatoria imposta dai Savoia dopo l’Unità d’Italia. Abitare il confine significava poter passare da un versante all’altro per sfuggire alle autorità, trasformando l’aspra geografia appenninica in un rifugio sicuro. Uno spirito di libertà che oggi, mutati i tempi e le condizioni, anima i camminatori che qui arrivano da ogni parte d’Italia, e non solo. 

ph credit Dario Sorgato

Alle soglie della primavera 2026, il Cammino si presenta in una veste rinnovata, puntando su una maggiore fluidità dell’esperienza. La novità principale riguarda la struttura delle tappe: non ci sono più le tappe stanziali che in passato caratterizzavano il cuore dell’itinerario.

ph credit Salvatore Moscatello

 

ph credit Michele Sersale

Se prima il Lago della Duchessa veniva visitato con un’escursione ad anello facendo base fissa a Cartore, la nuova mappa privilegia il viaggio continuo. Partendo da Nesce, i viandanti possono ora puntare verso Corvaro, salire direttamente allo spettacolare Lago della Duchessa e ridiscendere a Cartore per il pernottamento. Il cammino diventa costante, senza più soste. 

ph. credit Giovanni Rizzo

Per chi vuole affrontare questa avventura, la Compagnia dei Cammini ha pensato a diverse soluzioni, organizzando anche il percorso con l’accompagnamento di guide esperte che possono far comprendere i segreti della flora locale e i dettagli storici.

La prima proposta è rivolta a un pubblico di adulti, con partenze programmate nel cuore della primavera (aprile) e nel pieno dell’estate (agosto), ideali per chi cerca una condivisione profonda dell’esperienza. La seconda opzione ha una partenza riservata agli under 40 nella seconda metà di agosto, e unisce il trekking a una dimensione di socialità tra coetanei. C’è infine, a luglio, un’esperienza pensata esclusivamente per gli adolescenti, un vero rito di passaggio tra le montagne per imparare l’autonomia e il rispetto dell’ambiente.

Per gli spiriti più indipendenti, che preferiscono il silenzio e la gestione autonoma dei propri ritmi, il Cammino dei Briganti offre oggi strumenti digitali all’avanguardia. Il portale web, recentemente rinnovato e disponibile in doppia lingua (italiano e inglese), è una vera bussola digitale. Grazie a una mappa interattiva con modalità satellitare ed escursionistica, i camminatori possono pianificare ogni dettaglio: dai posti tappa attrezzati ai punti di rifornimento idrico. Il sito integra consigli pratici e una sezione dettagliata sugli alloggi, permettendo a chiunque di organizzare il tour di sette giorni in totale sicurezza.

Lungo il sentiero, tra i comuni di Sante Marie e Tagliacozzo, il viandante si imbatterà presto in un nuovo elemento di meraviglia: la scultura “La carovana sul cammino”, progettata dall’architetto Cesare Pergola. Realizzata in ferro corten traforato – un materiale che con il tempo assume i colori caldi della terra e che, grazie alle sue trasparenze, non ferisce il paesaggio – l’opera raffigura una processione simbolica.

In testa alla carovana c’è un brigante che conduce un mulo, seguito da una coppia di moderni camminatori. A chiudere il cerchio, quasi a protezione del gruppo, ci sono gli animali simbolo dell’Appennino: il lupo, l’orso, l’aquila, il camoscio e la volpe. Posizionata in un punto panoramico tra i paesi di San Donato e Scanzano, la scultura fa parte di un progetto di riqualificazione che prevede il recupero di un antico fontanile e la creazione di un bivacco d’emergenza in legno. 

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