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Sarajevo, crocevia di culture, di storia e di sapori

Di Riccardo Lagorio – A ogni semaforo, a ogni sosta, Sarajevo, capitale della Bosnia Erzegovina, riflette una perfetta fusione tra influenze occidentali e tradizioni balcaniche. Il centro storico ha dimensioni ridotte e si visita facilmente a piedi. Di buon mattino ci sono coppie di anziani che siedono sulle panchine del Ponte Festina lente (Affrettati lentamente, in latino), un’opera contemporanea il cui profilo si annoda sul Miljacka, il fiume che attraversa la città. Il cuore del fermento artistico gira invece intorno al Teatro Nazionale, che ospita il Sarajevo Film Festival, tra i più apprezzati e longevi dell’Europa orientale (la 32esima edizione si tiene dal 14 al 21 agosto: sff.ba per il programma completo). 

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Alla Galleria Boris Smoje (Ul. Radićeva 11; FB: Galerija Boris Smoje) giovani e meno giovani discutono già su arte e bellezza davanti a un caffè e una porzione di baklava. Qui si possono anche ammirare e acquistare i lavori degli avventori, esposti alle pareti. Nell’interrato di RajvoSA, altro locale che un tempo si sarebbe definito d’avanguardia, si possono incontrare durante la stagione teatrale e musicale gli artisti e gli attori impegnati nel Centro Culturale Bosniaco (bkc.ba) e nel Centro Culturale Giovanile (pozoristemladih.ba). A chi ama far compere, le facciate degli edifici che danno su Branilaca Sarajeva, Corso Maresciallo Tito (Maršala Tita) e Ferhadija sembra di vivere in una piccola Vienna. Da fine Ottocento allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Sarajevo sviluppò un’architettura mitteleuropea che si apprezza nel profilo del mercato coperto, dove i contadini locali presentano le loro merci. Da provare la grande varietà di mieli e il kajmak, un prodotto derivato dal latte, cremoso e gustoso. 

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Per una sosta si possono scegliere le panchine in ombra di piazza della Liberazione, che i più conoscono come piazza degli Scrittori per i busti dedicati a romanzieri e narratori bosniaci. Subito dopo, all’interno della più antica chiesa della città, dedicata a San Michele Arcangelo, si alzano gli occhi verso il cielo stellato di un accecante blu cobalto mentre non distante la scritta sul selciato “Meeting of cultures” evidenzia il passaggio tra i due quartieri in una città che ha imparato a vivere tra le differenze

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Da Vienna a Istanbul basta, letteralmente, un passo. I palazzi in stile asburgico e le vie in linea retta lasciano il posto al reticolo di vicoli zeppi di negozi di dolci, artigianato in legno e pelle, e pittori locali di Baščaršija. Almeno due gli indirizzi da mettere in agenda. Il primo è quello del laboratorio di Adnan Kalajdžisalihović (ul. Sarači, 87) dove si eseguono scarpe su misura, l’altro è la Galleria d’arte Zvekir all’interno della quale Husić Šefko propone opere pittoriche di autori contemporanei oltre alle proprie (Abadžiluk br. 16). Ma in un cortile appartato si può comprare anche il miglior somun di Sarajevo alla panetteria Imaret, aperta nel Cinquecento (ul. Mudželeti veliki, 19). Il somun è una focaccia elastica e morbida che si serve con i ćevapi, la carne di manzo o agnello trita, aromatizzata con spezie e passata alla griglia.

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A mezzogiorno in punto il muezzin chiama alla preghiera dall’alto dell’appuntito minareto della moschea ordinata da Gazi Husrev Beg. Se non si va di corsa, vale la pena dare un’occhiata anche al suo mausoleo e quello a forma esagonale del fido scudiero Murat. Nel giardino della Casa d’arte Sevdah è possibile sostare per un buon tufahjie (mela bollita in acqua zuccherata e ripiena di noci). Si può anche dare un’occhiata alle sale dell’antico edificio, arredato con librerie, vendita di oggetti d’arte e spartiti di musicisti di sevdalinka, la musica folcloristica balcanica entrata di recente nell’elenco del Patrimonio immateriale culturale dell’Unesco. A pochi passi, tutti posano per una fotografia ricordo davanti alla Fontana Sebilj, dalle ante in legno a forma di chiosco

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Per chi viaggia in coppia il luogo ideale sulle alture di Sarajevo è il Ristorante Vidikova, che deriva il suo nome dalla parola bosniaca punto di vista. Il momento migliore per arrivarci è il tardo pomeriggio, poco prima che la città e gli chalet intorno comincino a illuminarsi. Da questo scenario romantico si scorgono i palazzi d’epoca socialista e moderni ma i rumori della città sono ignoti. Qui si scopre l’idea in più per il giorno seguente: dalla vicina Barice partono alcuni interessanti sentieri. Le montagne che coronano Sarajevo come Ozren, che in primavera appare come un tappeto di fiori steso tra le conifere, le cascate di Skakavac e la cima del monte Bukovik, dal quale nelle giornate più terse si colgono con lo sguardo le vette del Montenegro si raggiungono facilmente. Il ristorante giusto per rifocillarsi dopo queste escursioni è l’elegante Kibe Mahala con la sua cucina bosniaca allietata dalla musica dal vivo di uno storico duo di chitarra. Da provare le klepe (pasta ripiena di carne condita con crema acida) e il vitello con i funghi (restaurantkibe.com). 

Anche di domenica mattina Sarajevo si sveglia presto. Poco distante dal centro, accanto al Ponte Suada e Olga, che collega le sponde del fiume Miljacka, podisti e famiglie con passeggino al seguito vanno e vengono all’ombra di ippocastani e tigli lungo viale Vilsonovo, viale Wilson, chiuso al traffico nei giorni festivi. Una città ordinata che si alza senza indugio al profumo di caffè turco e allo sferragliare dei moderni tram. Sarajevo vanta il primato di essere tra le prime città europee ad avere inaugurato questo mezzo di trasporto a fine Ottocento, durante il periodo di dominio asburgico. Suada Diliberović, una studentessa, e Olga Sučić, una pacifista, furono il primo bersaglio dei cecchini serbi mentre attraversavano questo ponte nell’aprile 1992 per manifestare contro la guerra. Era l’inizio dell’assedio di Sarajevo durato fino a febbraio 1996. Sulle stesse arcate sarebbe caduto nell’ottobre 1993 il pacifista religioso Gabriele Moreno Locatelli. 

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Malgrado il conflitto, che ha lasciato fantasmi di edifici visibili specie nell’immediata periferia, Sarajevo non ha perso l’identità di città aperta, un luogo multietnico nel cuore d’Europa. Chi volesse conferma può raggiungere il mercato domenicale del quartiere Stup, a un quarto d’ora di taxi. Se c’è tempo, ci si ferma ad ammirare la sfolgorante cupola dorata della moschea Omer ibn Hattab. Nell’immenso piazzale del mercato di Stup è possibile trovare di tutto: automobili usate, abbigliamento, cimeli, bancarelle dove si acquista suho meso, la carne secca vanto della salumeria bosniaca, simile alla bresaola, pluripremiata ai concorsi internazionali. Il via vai di giovani ragazze dal capo coperto che cercano il miglior affare confabulando con coetanee in abiti succinti rappresenta meglio di ogni altro esempio l’amalgama di etnie e religioni.

Per il pranzo in 10 minuti chi ama la birra trova il meglio dell’offerta locale e internazionale da Majstor za pivo con centinaia di etichette e piatti semplici ma succulenti. Da provare il domaćinske prženica, rondelle di pane imbevuto in uova, fritte con all’interno formaggio locale (majstorzapivo.ba). 

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A pochi km a sud ovest della città si trova una delle aree urbane protette, il Vrelo Bosne Park con la sorgente del fiume Bosna, ai piedi del monte Igman. Tra sequoie giganti e ontani, ponticelli sui ruscelli e silenzio, Vrelo Bosne Park è luogo di privilegio per trascorrere un pomeriggio di riposo. Lungo i viali alberati si può prenotare anche un viaggio in carrozza fino alle terme di Ilidža, per rendere la passeggiata più romantica. Prima che si rifaccia la valigia per il ritorno vale la pena tornare di sera nel quartiere Baščaršija, passeggiare le čaršija che si stanno svuotando di turisti, sostituiti dai giovani locali. La facciata illuminata del Vijećnica (sede municipio), costruito durante il periodo asburgico in stile moresco, è divenuto simbolo dell’incontro tra civiltà. Il souvenir più prezioso  del viaggio a Sarajevo.

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MANGIARE

Restaurant Brajlović 

Piatti alla brace dal 1945. L’agnello allo spiedo è la specialità della casa. Ci scorre accanto il fiume Željeznica, che contribuisce a rendere la sosta ancora più speciale.

Samira Ćatovića Kobre 6

Telefono 00387 33 626226

Web restoranbrajlovic.com

Restoran Careva Ćuprija

Nella brulicante Baščaršija il momento del pranzo è con i piatti della tradizione. Su tutti il sahan, stufato di manzo presentato con foglie di vite arrotolate, peperoni, ocra e pomodori grigliati.

Kundurdžiluk 10

Telefono 00387 33 536661

Web restoran-carevacuprija.ba

Kibe Mahala

Sulle colline di Sarajevo una raffinata casa dove assaporare piatti tradizionali e pescare la bottiglia giusta in una enciclopedica carta dei vini.

Vrbanjuša 164

Telefono 00387 33 441936

Web restaurantkibe.com

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Morića Han

Il caravanserraglio risale a metà Cinquecento, edificato sul lascito (vakuf) di Gazi Husrev Beg. Ospita sale da tè e un caratteristico ristorante. Da provare il salep (bevanda schiumosa a base di farina di orchidee selvatiche, zucchero e cannella). Le decorazioni calligrafiche in stile persiano riportano frasi del poeta Omar al Khayyam. 

Sarači 77

Telefono 00387 33 236119

DORMIRE

Apeiro Hotel

Tessuti e asciugamani di pregio, camere silenziose e servizio di alta professionalità. Nel centro di Sarajevo.

Hadžiristića 1

Telefono 00387 33 202555

Web apeirohotels.com

Hotel Terme Ilidža

Hotel termale a 2 km dall’aeroporto, 8 dal centro città e a 3 km dal parco Vrelo Bosne, che si raggiunge in bicicletta o grazie a una riposante passeggiata. 

Hrasnička cesta broj 14

Telefono 00387 33 772000

Web hoteliilidza.ba 

Courtyard by Marriott

A due passi dal centro, lungo il Miljacka, offre servizio puntuale e attento. Merita affacciarsi alle vetrate del piano bar sull’attico per la vista sulle colline e sulla città.

Skenderija 1

Telefono 00387 33 954500

Web marriott.com

Quattro voli settimanali dall’aeroporto Caravaggio di Bergamo (Rynair) e tre da Roma Fiumicino (Wizz Air) collegano l’Italia a Sarajevo senza scali. 

La moneta è il marco bosniaco (1 marco=circa 0,5 euro): è opportuno cambiare in moneta locale all’arrivo in aeroporto perché molti esercizi non accettano euro.

Tutto quanto serve per organizzare un viaggio o una vacanza a Sarajevo è disponibile sul sito visitsarajevo.ba. 

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