di Anna Sandri – Segreto e nascosto agli occhi del turismo di massa, a Venezia c’è uno dei gioielli paesaggistici più affascinanti d’Italia: il Labirinto Borges della Fondazione Cini nell’Isola di San Giorgio. Quasi terzo e ideale chiostro, accanto a quelli storici del Buora e del Palladio, nato dove i monaci coltivavano le erbe officinali, a quindici anni dall’apertura e nel quarantennale della scomparsa del grande maestro argentino è tornato a splendere grazie a un minuzioso restauro.

Jorge Luis Borges ha sempre amato Venezia, considerandola per sua natura un’unica città-labirinto. Il giardino a lui dedicato è la traduzione vegetale di un’amicizia e di un sogno. Fu l’architetto e diplomatico inglese Randoll Coate, legato allo scrittore da profonda stima, a concepirne il disegno originario tra il 1979 e il 1986, ispirandosi al racconto Il giardino dei sentieri che si biforcano.

Visto dall’alto o percorso a piedi, il giardino si presenta come un libro aperto. Le siepi sono disposte in modo da formare il nome “Borges” in modalità speculare; tra le svolte di bosso si nascondono gli archetipi e i simboli cari all’universo borgesiano: il bastone, lo specchio, la clessidra, un punto di domanda. Per Borges il labirinto è la metafora dell’esistenza e dell’universo: un caos apparente che nasconde una logica, una geometria segreta in cui perdersi per poi ritrovare se stessi.

Il progetto di Coate prevedeva proporzioni precise ma dimensioni variabili. Per questo il labirinto possiede un affascinante gemello: la sua prima versione fu infatti realizzata nel 2003 a “Los Alamos”, nella provincia argentina di Mendoza, grazie alla Fundación Internacional Jorge Luis Borges, guidata dalla vedova dello scrittore, María Kodama. Fu proprio lei a custodire la memoria del marito e a promuovere la diffusione di questo simbolo nel mondo: va detto che ad accogliere con entusiasmo il progetto fu, tra tante istituzioni interpellate nelle principali città del mondo, proprio la Fondazione Cini anche se per arrivare all’inaugurazione della versione veneziana si è dovuto attendere fino al 2011.

Concepito su grandi vasche per proteggere le piante dall’effetto che l’acqua della laguna potrebbe avere sulle radici, il labirinto è un’architettura vivente che necessita di cure e interventi continui; l’ultimo in ordine di tempo è stato reso possibile grazie al sostegno di PwC Italia.
Esteso su una superficie di 2.300 metri quadrati, conta 3.250 piante di bosso. Con il recente intervento ne sono stati rimossi 165 esemplari ormai compromessi, sostituendoli con nuove piante selezionate dalla chioma già rigorosa e armonizzata; altri trenta sono stati aggiunti alla fine per garantire la continuità visiva. I percorsi si snodano per 1.150 metri, incorniciati su tre lati da una quinta di cipressi.
Fruibile anche da chi ha disabilità motorie, il labirinto onora la memoria di Borges fino in fondo. Lo scrittore, che soffriva di gravi problemi alla vista, visse in cecità gli ultimi trent’anni della vita: nel labirinto che porta il suo nome, in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, è stata installata all’ingresso una speciale mappa tattile che permette di esplorare l’architettura del labirinto con le dita prima di addentrarsi tra le siepi.

Negli ultimi cinque anni sono stati oltre 25 mila i visitatori che hanno scelto di perdersi tra le sue siepi. Il Labirinto Borges è visitabile su prenotazione tramite il canale ufficiale visitcini.com, con tour guidati ed orari aggiornati per godere al meglio della luce veneziana.
Un consiglio in più: se i labirinti sono la vostra passione, i libri da non perdere sono “Labirinti italiani. Arte, storia, paesaggio e architettura nei misteriosi dedali della Penisola (Pendragon, pp 299, 25 euro) e “Labirinti vegetali. La guida completa alle architetture verdi dei cinque continenti” (Pendragon, pp 247, 25 euro). L’autore, Ettore Selli, è un giovane ingegnere ambientale bolognese: ne ha percorsi e censiti oltre 500 in tutto il mondo.