Margherita Toffolon – Da un viaggio di oltre sei anni in sedici Paesi del bacino del Mediterraneo Stefano Torrione (tutte le foto sono di sua proprietà), ha tratto un reportage di settantasette fotografie in bianco/nero che racconta il pane come alimento primordiale e comune a tanti popoli, ma anche come nutrimento culturale, religioso e sociale.

Il pane, simbolo universale di vita, fede e fratellanza, rappresenta anche il lavoro e la fatica dell’uomo, la sua generosità e la sua ricompensa. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui sono tante le guerre che dividono i popoli, le fotografie di Torrione mostrano quanto il pane, nato da antichi saperi artigianali, favorisca la condivisione e la pace fra gli uomini.
La mostra “Sacred Bread Le vie del pane”, in esposizione a Milano fino al 28 giugno alla Fabbrica del Vapore, ne illustra il vagabondaggio alla ricerca dei pani più antichi dell’umanità, quelli che continuano a essere preparati in base a codici tramandati nei secoli.

A far scattare la scintilla del progetto fotografico ed etnografico è il libro “Pane Nostro” di Predrag Matvejević. Attraverso la mappa geografica disegnata dallo stesso fotografo si possono seguire le rotte del pane che ha percorso: dalla Mesopotamia fino alle sponde del Mar Mediterraneo, dal Corno d’Africa fino all’Algeria e ai monti del Marocco, dalla Spagna alla Francia, per poi toccare l’Italia e successivamente Sarajevo, il Monte Athos in Grecia e Konya in Turchia, la città dove è stato ritrovato il pane più antico del mondo.

Villaggio berbero di Tizi n’Oucheg, pane Agroum con l’olio
Proprio l’Italia, con la Sardegna, Sicilia e Puglia, assume un ruolo di primo piano nel raccontare la dimensione del Pane Sacro, non solo per la sua posizione geografica, ma anche in quanto crocevia di civiltà, tradizioni e culture che hanno attraversato nei secoli il Mediterraneo. Attorno al Mediterraneo venne seminato il primo grano, nacquero le tre grandi religioni monoteiste e poi quella ortodossa che hanno consacrato o citato il pane nei loro testi sacri.

Festa di San Calogero, distribuzione dei Pupi di pane
Il progetto restituito nella mostra è frutto di un paziente lavoro di relazioni empatiche con i soggetti fotografati, l’unico in grado di permettere all’obiettivo di Torrione di cogliere il valore del pane in contesti tanto diversi: nelle case, nelle cerimonie religiose, nei mercati, nei monasteri o nelle moschee, nelle feste popolari e perfino nel deserto fra i beduini algerini. L’uso del bianco/nero gli ha permesso di arrivare all’essenziale, alla radice dei gesti, ai particolari di vita vissuta e raccontare il pane non tanto come alimento ma come costruttore di civiltà sottolineandone il ruolo sacro.
