La stagione dei matrimoni è alle porte, e anche se è sempre più di tendenza scegliere le stagioni fredde per celebrare il rito e la festa, è indubbio che primavera ed estate continuano a essere molto richieste, ed è comunque qui che si possono leggere i trend della stagione. Il primo a scendere in campo quest’anno con il decalogo del matrimonio è Flavio Cumali, Chef di Pop Up Location WoW, realtà torinese che ha fatto del banchetto su misurala propria firma distintiva. Secondo Cumali, il 2026 sarà l’anno della Tradizione Ricercata, un concetto che scardina i vecchi schemi del catering monumentale a favore di un’eleganza più dinamica, inclusiva e, soprattutto, consapevole.

Il primo vero pilastro di questo decalogo moderno è proprio la reinterpretazione del comfort food. Il segreto non è inventare linguaggi nuovi, ma dare una veste contemporanea a sapori che già amiamo. Il matrimonio diventa il palcoscenico per riscoprire l’autenticità: pensiamo, per restare nel territorio dello Chef, a un classico raviolo del plin alla borragine che dialoga con la freschezza della zucchina, o a un riso Carnaroli dove il limone e la salvia incontrano la sapidità della salsiccia di Bra. È una cucina che rassicura ma non annoia, capace di rispettare i ritmi della natura attraverso un dialogo costante tra stagione e colore. L’idea naturalmente può essere replicata ovunque, con le specialità regionali.

Strettamente legato a questo concetto è il ritorno al territorio. La tendenza per il 2026 dice chiaramente: “meno, buono e più fresco”. L’eccellenza locale non è un limite, ma un’opportunità creativa. Attingere alle radici della propria terra d’origine, nobilitandole con tecniche d’avanguardia, sarà una delle tendenze chiave del 2026. Nel caso di Chef Cumali, per esempio, un tipico flan di verdura piemontese con fonduta di Raschera può trasformarsi in un’opera d’arte grazie all’aggiunta di un gel di prezzemolo e un crumble di rubatà alla Meliga, creando un ponte perfetto tra memoria e innovazione.

Ma un matrimonio moderno deve anche saper divertire e questo dipende dalla capacità della cucina di farsi intrattenimento. Lo Chef propone piatti che “ingannano” lo sguardo per poi esplodere al palato. Il cibo diventa conversazione, un gioco conviviale che coinvolge l’invitato senza mai farlo sentire fuori posto. Questo approccio si lega indissolubilmente al tema dell’inclusività: il banchetto del 2026 non esclude nessuno. Le esigenze alimentari o le scelte etiche non sono più “ostacoli” da gestire con piatti di serie B, ma diventano opportunità per esplorare nuovi orizzonti, magari con falafel di edamame alla barbabietola o panna cotta al latte di cocco.
L’accoglienza gioca un ruolo cruciale e inizia ben prima di sedersi a tavola. L’esperto consiglia di coccolare i sensi fin dall’arrivo, magari con acque profumate agli agrumi, cannella o cardamomo, capaci di preparare il palato e creare immediatamente un’atmosfera speciale. Questa attenzione al dettaglio conduce a una delle riflessioni più importanti per la prossima stagione: il superamento della rigida divisione tra buffet e placé. La parola d’ordine è dinamicità. Il 2026 premierà i ricevimenti ibridi, dove l’eleganza del servizio al tavolo (ridotto a 2 o 3 portate gourmet per evitare tempi morti) si sposa con isole tematiche vive dove assaggiare piccoli capolavori d’autore e che permettono agli ospiti di muoversi e socializzare.
Non dobbiamo però dimenticare che la creatività richiede misura. Lo Chef Cumali sottolinea quanto sia fondamentale che ogni ospite, a prescindere dalla propria cultura gastronomica, capisca ciò che sta mangiando. L’innovazione deve restare conviviale, mai pretenziosa. In questo senso, la coerenza è il vero fil rouge: il menu deve parlare la stessa lingua della location.

Infine, l’imperativo categorico è la personalizzazione. Le coppie del 2026 rifuggono gli eventi in serie e cercano piatti che raccontino un pezzetto della loro storia d’amore. Anche il gran finale, la torta nuziale, pur restando la protagonista, si apre a variazioni sul tema: buffet di dolci variegati che spaziano dai cannoli siciliani a opzioni esotiche e vegan-friendly come l’ananas flambato al rum.
