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Le mani sapienti di Homo Faber, un’isola di luce a Venezia

di Anna Sandri

Un’isola di luce, nella quale immergersi per abbandonarsi alle sensazioni: la vista che passa dal buio alla luce, dai colori della terra al bianco abbacinante, dall’acqua agli specchi, agli alberi secolari. L’olfatto che incontra l’odore del cuoio, e avverte nel profondo il sentore del legno. La musica, che accompagna. E su tutto, le mille mani che in ogni angolo del mondo hanno prodotto piccole e grandi meraviglie per darsi alla fine appuntamento qui, nell’Isola di San Giorgio a Venezia, negli spazi della Fondazione Cini, e dare vita dall’1 al 30 settembre a Homo Faber 2026: An Island of Light, quarta edizione della manifestazione biennale internazionale dedicata ai mestieri d’arte, al talento e alla trasformazione creativa dei materiali.

Curata dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship — in partnership con la Fondazione Giorgio Cini e la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte —, l’edizione di quest’anno propone una profonda riflessione sul rapporto tra luce, creatività e materia, offrendo un’alternativa umana e autentica all’era della riproducibilità digitale.

Il percorso espositivo si sviluppa in 15 installazioni immersive ideate dalla designer e direttrice artistica britannica Es Devlin, che ha strutturato l’allestimento attraverso un gioco scenografico di luce, acqua, riflessi, movimento e suono, attraversando tutti gli spazi della Fondazione. 

Oltre 700 sono le opere d’arte realizzate dalle mani di 500 artisti di 70 diversi Paesi esposte tra le sale e i giardini della Fondazione. Costruita in due anni di ricerca da parte della commissione di selezionatori, ha richiesto due mesi e mezzo di lavoro per l’allestimento e il materiale trasportato nell’isola ha riempito 83 bilici. 

Non c’è materia che non trovi espressione artistica, se incontra le mani capaci di darle vita: accade con il tessuto e il legno, con il vimini, l’argento, la pelle, la carta e le pietre preziose. La ceramica si mescola al cemento, il marmo appare leggero, vetro e porcellana brillano, persino il Lego trova un suo spazio d’arte. 

Il primo passo per i visitatori è A Language of Hands un atelier dove i tavoli vibrano di caos creativo, tra strumenti di lavoro, bozzetti, ritagli; poi, lungo un corridoio, si cammina tra i volti dei 500 artisti protagonisti di Homo Faber. Ed è subito il buio di una sala, An Alphabet of Objects, dove il gioco delle ombre moltiplica sulle pareti dimensioni e dettagli delle opere esposte.

MFO_Peony reverie_Leo Wong Artisan_Sophia Bennett∏Michelangelo Foundation

Non si può avere fretta, visitando Homo Faber; passare dal buio della sala alla luce dei giardini impone un tempo di riflessione, fosse anche solo per prepararsi alla stupefacente sala della piscina, un gioiello degli anni Sessanta, con trampolino originale, che diventa lo spazio dove una luna sorge e tramonta portando con sé manufatti preziosi, creati per contenere acqua: è A Full Moon Rising.

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E poi ancora le mani degli artigiani al lavoro, sulla paglia e sul legno, sul cuoio e sull’argento; una voliera di specchi, per raccogliere tutti i lavori ispirati a uccelli, farfalle, libellule; e nel centro del Chiostro Palladiano brilla A Great Turning, un grande specchio cinetico cattura e riflette la luce del sole mentre i monaci intonano canti gregoriani. 

La sala cel Cenacolo è una distesa di opere candide; purificano lo sguardo in A Feast of Light prima di precipitare nell’arcobaleno totale dell’ultima sala, A Raimbow of Forms.

MFO_A-Rainbow-of-Forms_Giulio-Ghirardi∏Michelangelo-Foundation

A Homo Faber è possibile sperimentare la propria pazienza, con i workshop e con le lezioni di origami. 

C’è spazio anche per il gusto: l’offerta ristorativa è curata dal ristorante veneziano Local. Comprende il pop-up gourmet A Glasshouse Restaurant (con un tavolo scenografico in vetro di 7 metri e lampadario di Murano), la cucina casual A Trattoria on an Island, oltre alle caffetterie self-service A Garden Café e A Pool Bar.

chef-rifugiati

Oltre l’isola, per accompagnare Homo Faber nel mese di settembre 130 botteghe artigiane veneziane aprono gratuitamente le porte al pubblico senza prenotazione (tracciabili e consultabili attraverso la Homo Faber Guide online) mentre Casa Sanlorenzo ospita le mostre Ca’ Riflesso (a cura di Artemest) e Fiat Lux (a cura di De Mains De Maîtres Luxembourg), insieme all’installazione The Integrity of Materials.

Il biglietto per Homo Faber costa 16 euro; è raccomandato l’acquisto anticipato sul sito ufficiale homofaber.com.

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