In Sicilia la memoria è una materia viva, e durante la Settimana Santa attraversa l’Isola dai templi della Magna Grecia alle vette dell’Etna, dai palazzi nobiliari di Palermo alle botteghe medievali di Modica, con il racconto collettivo di La Sicilia di Ulisse, l’associazione che da oltre vent’anni riunisce il gotha dell’ospitalità e della gastronomia isolana, offrendo un Grand Tour moderno tra radici profonde e visioni d’avanguardia.

Nata nel 2002 dall’intuizione di un gruppo di chef visionari, la Sicilia di Ulisse conta oggi 64 soci, tra cui 38 ristoranti e pasticcerie storiche e 26 hotel di charme, supportati da 19 cantine partner.
Sotto la presidenza dello chef stellato Tony Lo Coco, l’associazione è un ecosistema che genera cultura e valore, impiegando oltre 1.500 addetti. Attraverso il portale e l’app dedicata, il viaggiatore può costruire un percorso su misura tra le eccellenze dell’isola, certo di trovare ovunque lo stesso comune denominatore: l’autenticità.

La Pasqua nell’universo di Ulisse inizia dai simboli. A Modica, l’Antica Dolceria Bonajuto sfida la complessità con l’essenzialità: l’Uovo Pigna all’arancia, lavorato a freddo secondo l’antico metodo azteco-spagnolo, è un omaggio alla terra con soli tre ingredienti. A Palermo, invece, la Pasticceria Cappello trasforma la colomba in un’opera di alta cioccolateria, utilizzando il pregiato cacao Manjari per la glassatura.
Nei ristoranti associati, il menu di Pasqua diventa un manifesto della biodiversità siciliana. Alle pendici dell’Etna, la cucina di Donna Carmela e del boutique hotel Zash celebra la primavera con carciofi al barbecue, agnello al caffè e asparagi selvatici;

spostandosi a Taormina, il Principe Cerami al San Domenico Palace (Four Seasons) eleva la tradizione con brunch raffinati e la tradizionale caccia alle uova nel giardino storico.
Sul versante occidentale, il legame con il mare e il vino si fa indissolubile. A Marsala, Le Lumie propone percorsi dove ogni portata incontra diverse tipologie di Marsala, mentre a Palermo il Grand Hotel et Des Palmes e l’Osteria dei Vespri reinterpretano i classici: dagli gnocchetti sarde e finocchietto alla “frittella” palermitana, fino ai ravioli con ragù di “pettinicchi”. A Bagheria, il ristorante I Pupi di Tony Lo Coco trasforma la festività in una sorpresa con menu dedicati ai pilastri della stagione: fave, piselli e agnello.

L’entroterra e le colline non sono da meno: tra i vigneti di Menfi, la Foresteria Planeta abbina il carciofo spinoso (presidio Slow Food) a vecchie annate di “Memorie di Vigna”, mentre nel Parco delle Madonie, la Terrazza Costantino riporta il gusto all’essenziale con l’agnello alla brace, profumato di legna e ricordo.

E se il turismo oggi è immersione, all’Adler Spa Resort Sicilia (Agrigento), la Pasqua è benessere sensoriale, tra osservazione delle stelle e cooking class. All’Hotel Villa Schuler di Taormina, la natura è protagonista con cacce al tesoro botaniche nel giardino del circuito Grandi Giardini Italiani.

Per chi cerca il sacro e il profano, Palazzo Brunaccini a Palermo offre tour dei “Sepolcri” nella città vecchia. Chi preferisce il ritmo lento della campagna può rifugiarsi tra i vigneti di
Monaci delle Terre Nere o alla Masseria della Volpe a Noto. Infine, per un’evasione totale, l’Hotel Signum di Salina propone una Pasqua eoliana firmata dalla chef Martina Caruso, dove il relax della spa incontra il profumo del mare.

Le cantine partner, come l’Azienda Agricola Rallo, presentano etichette fresche e versatili come il Lucido (Catarratto) e il Ghibli (Malvasia), perfette per i pranzi primaverili. A Palmento Costanzo, sull’Etna, la Pasquetta diventa un rito collettivo tra le vigne e il palmento storico, riscoprendo tradizioni antiche come la “cuddura con l’uovo”.