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La Romagna nel calice ha un nuovo nome: Rebola

di Riccardo Lagorio – Un vino sta cambiando il modo di raccontare la Romagna. Non è Sangiovese né il Trebbiano, che pure hanno costruito l’immaginario enologico della zona. È la Rebola, un vitigno a bacca bianca, che rappresenta una delle scommesse più intriganti del panorama vitivinicolo italiano. In particolare, nel Riminese 16 produttori visionari in pieno periodo Covid (il 7 aprile  2021) hanno creato un gruppo affiatato per comunicare l’areale individuando proprio la Rebola, altrove nota con il nome di Grechetto gentile. Ad essa il compito di trainare l’enoturismo e valorizzare le colline in ambito turistico.

La produzione è schizzata dalle 101mila bottiglie del 2021 alle oltre 180mila del 2025 mentre la DOC Rimini nello stesso periodo è passata dalle 338mila alle 394mila bottiglie. «Chi beve vino riminese a Rimini deve trovare i punti cardinali del nostro gusto, che parla di mare, sapido e caldo. Per questo è nato il Comitato di Valorizzazione della Rimini DOC» spiega Nicolò Bianchini, presidente della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini. 

Una delle zone più vocate alla crescita della Rebola sono le colline intorno a Coriano. Bisogna cercare un casolare dal colore carminio per parlare con Sandro Santini e la moglie Alessandra, due pilastri della viticoltura riminese che hanno creduto nella Rebola sin dagli inizi. Tra montagne di libri di filosofia e politologia si può discutere con loro per scoprire le fondamenta profonde del vitigno. «Il vino deve regalare una sana ebbrezza sociale. Per come è stato raccontato negli ultimi anni ha perso il suo valore sociale: un cambio di passo è necessario. Per quanto riguarda questa terra non deve essere inteso come bene accessorio, ma un modo per vivere Rimini» spiegano. I loro vini si riconoscono per derivare da grappoli ben maturi e ritrovarsi in bicchieri potenti. La Rebola Isotta è muscolare e grasso: “la zona aiuta a essere demodé”. Infatti il calice, pur mantenendo il caratteristico aroma agrumato, è lontano dal paradigma citrino presente altrove. Al naso di percepisce un’impronta di cenere che si può ricondurre ai terreni argillosi della tenuta mentre il sorso è avvolgente con uno spiccato bouquet floreale. La loro Rebola ammicca alle carni bianche, alle paste con sugo in bianco di faraona, alla pizza e alla piadina con farcitura di squacquerone, prosciutto crudo e rucola.Tanto convinti che il vino dev’essere prima di tutto gioia opulenta e personale, hanno dedicato una delle bottiglie a Giovanni Battarra, filosofo e agronomo del Settecento, che illustrava nella Pratica agraria come ottenere vini generosi e da uve scelte (di Sangiovese, Cabernet e Merlot) (tenutasantini.com). 

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È lontana dal mare e si trova in piena Valmarecchia, a un passo da Verucchio ma ancora in Comune di Rimini, la Cantina Pastocchi. D’incanto le etichette, studiate da Laura Tentoni che vestono le bottiglie marchiate Rimini, comuni a tutte le aziende che fanno parte della DOC. Gianluca Pastocchi è entrato a pieno titolo nella cantina di famiglia nel 2014 e dal 2020 la conduce in autonomia, mentre il padre continua a seguire una parte dell’azienda, fatta di erba medica e frumento. «Non è un vitigno semplice la Rebola: l’espressione migliore si ottiene deraspando l’uva raccolta di primo mattino e con un contenuto d’alcol intorno a 13,5 o 14 gradi» spiega. 

I terreni ricchi di potassio, ripidi ed esposti a sud, conferiscono un profumo di pesca bianca e un filo di gusto amaricante finale che impreziosisce i sardoncini alla scottadito. Ma anche uno dei piatti simbolo della cucina italiana, gli spaghetti alla carbonara, sono ben. “Siamo tutti mortali fino al primo bacio e al secondo bicchiere di Rebola” recita il retroetichetta. Al terzo anche i sogni si fanno realtà (FB: Cantina Pastocchi).

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Realtà che si è fatta concreta in Val Conca, a un passo dall’oasi faunistica: il sogno dei cugini Marco e Milena Tonelli, e Massimo e Davide (Dado) Lorenzi. Enio Ottaviani, il nome del nonno, non è solo una cantina, ma un punto di ritrovo per i giovani che amano il vino e la compagnia dove sgranocchiare qualcosa con un bicchiere davanti. San Clemente è la sottozona in cui la cantina è inserita: qui i terreni argillosi rivolti a sud est portano nel calice note di kiwi giallo e fiori di acacia con il consueto amaricante finale. «Ma nelle annate più vecchie si coglie anche la crema pasticcera» svela Davide, che si occupa (anche) dell’accoglienza. «Il vino è uva, è convivialità, è piacere dello stare a tavola. È relazione. Parlare di consapevolezza significa dare alle persone gli strumenti per scegliere, capire e vivere il vino con equilibrio. Creare questa cultura, soprattutto nei giovani, vuol dire costruire il futuro del vino stesso. Noi facciamo il vino per gli amici: in questa frase c’è tutto il nostro pensiero» aggiunge il fratello Massimo. 

Le loro Rebola Colli di Rimini DOC amano i piatti di pasta con ragù bianco di coniglio, ma anche i formaggi ovini che da queste parti hanno nei pastori sardi hanno i loro missionari (enioottaviani.it). 

Sanno di entroterra e collina i vini di Beatrice e Nicolò Bianchini di I Muretti a Montescudo Montecolombo. «Non usiamo lieviti selezionati ma lasciamo lavorare lieviti indigeni proprio per far sì che i nostri vini siano espressione nitida e diretta del luogo da cui arrivano» spiegano. «Vogliamo che si sappia esattamente di cosa sa la Rebola della Valconca, e quindi non ci facciamo prendere dall’ansia e aspettiamo i tempi dei lieviti». Il piatto che ne valorizza lo stile sono i passatelli in brodo (imuretti.it). 

La Rebola grazie al gruppo di appassionati viticoltori e alle declinazioni a cui è sottoposta ha trovato un proprio spazio in numerose iniziative a carattere internazionale, come la Routes Europe 2026 dello scorso maggio con protagonisti compagnie aeree, aeroporti e destinazioni a livello globale. 

La posizione centrale dell’Hotel Card International di Rimini (5 minuti in treno per la Nuova Fiera, 5 minuti in autobus per la Marina) permette di raggiungere con facilità i produttori di Rebola. Per le escursioni ci si può rivolgere al ricevimento. Lo gestisce Sabrina Anelli, che ha sempre collaborato con catene internazionali e sui cui principi ha impostato l’ospitalità (hotelcard.it).

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