di Anna Sandri – Appena fuori Vicenza, sulle colline dove la città si apre alla campagna, si innalza Villa Almerico-Capra detta La Rotonda, uno dei capolavori assoluti dell’architettura di Andrea Palladio.

Bella, famosa, ma soprattutto viva, La Rotonda rinnova a ogni stagione un diverso incanto: la luce invernale ne scolpisce le proporzioni geometriche, l’estate veste di oro i campi che la circondano; l’autunno porta la quiete e una tavolozza di colori. Ma è tra maggio e la metà di giugno che questo gioiello ammirato e studiato in tutto il mondo, patrimonio UNESCO dal 1994, cambia volto e respiro. È il tempo delle rose: il momento in cui il rigore perfetto dell’architettura rinascimentale incontra la libertà della natura.

Oggi la villa si presenta al pubblico in uno dei suoi momenti più splendidi, arricchita da un importante elemento di novità. Grazie ai recenti interventi sostenuti dai fondi PNRR, è stato infatti completato il recupero paesaggistico del Boschetto Romantico, quello spazio nascosto che ancora custodisce memoria di chi lo ha percorso per leggere una lettera segreta, o una pagina di Foscolo.

Realizzato nell’Ottocento, risponde a una sensibilità totalmente diversa da quella palladiana: alla simmetria si sostituisce il movimento, alla regola la sorpresa. Tra sentieri irregolari e alberi lasciati crescere liberamente, il restauro, seguito personalmente dall’erede e custode della villa Nicolò Valmarana, ha restituito la leggibilità storica e la ricchezza botanica di un giardino concepito come un vero e proprio percorso dell’anima. Sono 568 le piante censite di questo Boschetto, che rappresenta una risposta emotiva alla perfezione architettonica della villa; in primavera è una festa di narcisi, e qui la natura gode di totale rispetto. Ogni fioritura spontanea è libera di completare il suo ciclo vitale prima di lasciare spazio a chi viene dopo di lei: è grazie a questo ecosistema che le api delle venti arnie della Villa possono produrre un miele dagli straordinari sentori.

A fare da corona a questo microcosmo sono le quasi mille piante di rose che ornano il complesso, una collezione che è frutto di generazioni e, oggi, della cura quotidiana e della passione di Valmarana: «Le prime rose furono piantate da nonna Marina negli anni Cinquanta, subito dopo la guerra» racconta. Da allora, il roseto è cresciuto fino a contare almeno cinquanta varietà diverse, selezionate per la loro resistenza e per la capacità di dialogare con la luce palladiana.
Percorrendo i settanta metri del viale d’ingresso si viene avvolti dai colori e dai profumi di varietà dai nomi evocativi: la vellutata Burgundy Iceberg, dai toni color vino, la romantica Claire Austin color avorio, la celebre Golden Celebration con le sue grandi corolle oro antico, la sorprendente Chapeau de Napoléon, rosa muscosa ottocentesca. E ancora la Rosa Calliope, dal rosa acceso.

Quest’anno la fioritura è in anticipo e mostra già il suo massimo splendore: le rose accompagnano la salita verso la villa regalando una sensazione di eleganza senza pari.

La visita non si esaurisce però tra i giardini e le sale affrescate. L’esperienza si completa oggi alle Scuderie de La Rotonda, il bistrò ospitato negli spazi restaurati delle ex scuderie. La proprietà ha affidato lo spazio a giovani del territorio, e la proposta sposa il progetto agricolo del luogo: miele dalle arnie di proprietà, grano tenero e duro coltivati nei campi circostanti a basso impatto ambientale e trasformati da piccoli laboratori locali in pane, pasta fresca e semole. Dal brunch all’aperitivo gourmet, fino alla cena per sperimentare sapori a chilometro zero nati dalla storia e dalla passione di chi, quella storia, la tramanda.
La Rotonda è aperta al pubblico e aspetta chiunque voglia lasciarsi affascinare. A disposizione anche l’audioguida per poter conoscere tutti i segreti del capolavoro che vi accoglie.