Quando sarete lì, sul punto di immergervi, la mente vi urlerà di fermarvi. L’acqua sfiora lo zero termico: fermarsi è un naturale istinto di sopravvivenza. Poi lo farete, vi immergerete e non ve ne pentirete: perché superare quella soglia non è un atto di temerarietà fine a sé stesso, ma l’inizio di un viaggio che affonda le radici nelle antiche tradizioni vichinghe. Oggi, il bagno di ghiaccio (o ice bath) è uscito dalle palestre degli atleti d’élite per diventare una pratica di longevity ricercata da chi desidera ritemprare il corpo e, soprattutto, allenare la propria disciplina interiore.

L’esposizione al freddo estremo agisce come un potente “bio-hack” per l’organismo. A livello fisiologico, l’immersione nel ghiaccio stimola il sistema circolatorio, favorisce il recupero muscolare e potenzia le difese immunitarie. Ma la vera rivoluzione avviene nel sistema nervoso.
Come spiega l’esperto Rens Haen, che ha curato il protocollo del Natural Hotel Luesnerhof di Luson, il freddo è un “maestro silenzioso”. Insegnandoci a gestire lo stress acuto dell’immersione attraverso la respirazione consapevole, impariamo a reagire con calma alle pressioni quotidiane. Invece di una reazione automatica di fuga, il corpo apprende la resilienza, trasformando l’impatto termico in chiarezza mentale e concentrazione assoluta.
Per trarre beneficio da questa pratica non serve (e non si deve) improvvisare. Il segreto è nella preparazione. Un rituale completo inizia con sessioni di meditazione e respirazione guidata. Questo passaggio è fondamentale per stabilizzare il battito cardiaco e portare la mente a uno stato di presenza totale.

Le regole d’oro per i neofiti sono semplici ma rigide. Gradualità: si inizia con temperature intorno ai 15°C per poi scendere. La regola del minuto: un parametro comune suggerisce un minuto di immersione per ogni grado dell’acqua (ad esempio, 10 minuti se l’acqua è a 10°C), ma l’obiettivo non è mai la sfida estrema, bensì l’ascolto del proprio limite. Costanza: sessioni brevi e controllate (da 1 a 5 minuti) sono molto più efficaci di singole immersioni prolungate.
Sebbene i benefici siano tanti — dal miglioramento del sonno alla riduzione delle infiammazioni — l’ice bath richiede un corpo in salute. È una pratica adatta agli adulti sani, ma è necessaria cautela (e un consulto medico preventivo) per chi soffre di pressione alta, problemi cardiaci, epilessia o per le donne in stato di gravidanza.
Per chi desidera avvicinarsi a questa disciplina in un contesto protetto e di alto profilo, il NaturHotel Lüsnerhof, situato a pochi chilometri da Bressanone, ha integrato l’ice bath nel suo percorso Naturellness®. Qui l’immersione avviene in una vasca di pietra naturale, circondata dai boschi della Val di Luson, sotto la supervisione di esperti qualificati.

L’hotel stesso è un inno alla bio-architettura: costruito in legno di cirmolo e larice, è una struttura energeticamente sostenibile dove il benessere segue il ritmo della natura. Oltre al bagno di ghiaccio, l’esperienza rigenerante si completa con un laghetto alpino balneabile (fitodepurato naturalmente), undici saune tematizzate e stazioni Kneipp alimentate dal ruscello montano che scorre accanto alla struttura. Per chi cerca un equilibrio olistico, la Yoga Shala panoramica all’ultimo piano offre sessioni di Hatha, Vinyasa e Yin Yoga con vista sulle Dolomiti.

Soggiornare in questo “mountain retreat” per sperimentare i nuovi confini della longevità ha prezzi che partono da 182 euro a persona a notte. La quota include il trattamento di mezza pensione bio-gourmet, l’accesso libero all’area wellness (piscine, idromassaggi e saune) e la partecipazione al programma di mindfulness che spazia dal Qi-gong al Pilates. Il trattamento specifico di Ice Bath è disponibile come integrazione al soggiorno, offrendo un percorso guidato verso la scoperta della propria forza interiore.
