di Margherita Toffolon – La sostanza è sempre quella ma le forme si fanno sorprendenti. La pasta, alimento cardine della cucina italiana e della dieta mediterranea, diventa stampabile con tecnologia 3D e acquista una dimensione multisensoriale.

Un nuovo modo di degustare questo ingrediente tanto comune, grazie all’innovativo approccio di Artisia, brand di Barilla. Ogni pezzo nasce da un processo che intreccia tecnologia e artigianalità: un’evoluzione che parte dallo sviluppo digitale, passa attraverso l’impasto a mano con acqua e semola selezionata e arriva fino alla stampa in 3D. Nascono così delle microarchitetture commestibili che sorprendono occhi e palato e hanno conquistato chef stellati e appassionati gourmand.

La collezione di pasta Artisia prende a riferimento il mondo naturale — fiori, stelle, ortaggi e creature marine — e la geometria. Spazia da oggetti d’uso quotidiano fino a una costellazione di forme e simboli, come cuori, lettere, alberi di Natale e uova di Pasqua.

Fra i tanti formati, lo spaghetto generato da un unico filamento poi intrecciato e avvolto con precisione fino a diventare un nido eclettico o meglio una gustosa scultura in miniatura di straordinaria complessità.
Le varie creazioni, disegnate anche su misura, possono essere bollite in acqua e sale oppure, ed ecco un’altra innovazione, cotte al vapore, fritte e poi farcite e decorate per composizioni di finger food. Nel caso di cottura con acqua e zucchero, diventano raffinate composizioni per dessert.
Nel corso della Milan Design Week, conclusa da pochi giorni, la mostra Edible Reveries di Studio Yellowdot ha fatto conoscere i vari formati di questa pasta che, in versione fuori scala, sono stati trasformati in arredi in filamento di composito di legno stampato in 3D dall’azienda spagnola Lamáquina. Arredi dalle forme curve e morbide tutti parte della collezione Tattile ispirata all’atto di prendere la pasta con la punta delle dita.

Il percorso creativo e di sviluppo tecnologico che dall’algoritmo porta al design digitale e poi all’esperienza fisica è stato raccontato nell’installazione milanese come esperienza multisensoriale che coinvolge la vista per la delicatezza del colore, il tatto per la rugosità delle forme e il gusto per il sapore.
foto Andrea Fongo Studio Yellowdot Artisia