Che sapore ha la cultura di massa? Sicuramente è colorata, dissacrante e, da qualche giorno e per qualche giorno, ha il gusto della laguna. Con la tappa a Palazzetto Pisani arriva a Venezia il terzo e conclusivo atto di Pop Bites, rassegna itinerante ideata e curata da Giorgio Chinea Canale e promossa dal collezionista e mecenate Francesco Noto di FGN Consulting. Dopo Milano e Bologna, il format che unisce arte contemporanea e convivialità trova la sua consacrazione nella personale di Giuseppe Veneziano, una firma tra le più incisivi e riconoscibili della New Pop italiana.

Al centro della mostra ci sono dieci “bocconi” visivi: otto tele e due sculture iconiche (Pandoro Gate, che irrimediabilmente richiama vicende che hanno animato il mondo degli influencer negli ultimi due anni, e Blue Banana, ispirata alla più celebre e costosa banana della storia dell’arte, e della storia in generale) interamente dedicate al tema del food. Per Veneziano il cibo non è semplice nutrimento, ma un termometro sociale, un cortocircuito visivo capace di shakerare cronaca, icone pop e immaginario collettivo.


Ecco allora una Madonna che nessuno aveva ancora immaginato (quella “del cannolo”), e un’Ultima Cena resa disordinata dalla tanto contemporanea urgenza di un Ultimo Selfie.

Ma il vero colpo di genio, che trasforma la mostra in un evento di stringente attualità, è la performance inaugurale Sedia con corpo adagiato. Il titolo, apparentemente criptico, è un omaggio dichiaratissimo alla celebre gag di Alberto Sordi e Anna Longhi nel film Le vacanze intelligenti (1978), dove la moglie del fruttivendolo romano, sfinita dal caldo e dall’abbuffata di una per lei incomprensibile arte contemporanea, si siede su una sedia vuota venendo scambiata dai visitatori della Biennale per un’opera d’arte concettuale, arrivando in un attimo alla quotazione di 18 milioni di lire.
A quasi cinquant’anni da quel film, la satira di Sordi si è trasformata in profezia. Tra i corridoi dell’arte circola un vento di ribellione che sembra dare ragione a Veneziano: basti pensare alle recenti e clamorose dimissioni della Giuria della Biennale e alla provocatoria decisione di demandare al pubblico l’assegnazione dei Leoni.

«L’arte contemporanea si ostina a parlare solo a un pubblico ristretto» spiega Veneziano. «Il principio è sempre lo stesso: per realizzare opere intelligenti bisogna che siano incomprensibili. Io non l’ho mai pensata così. Si possono esprimere concetti importanti anche con opere comprensibili».

La mostra scardina così la distanza tra élite e pubblico, usando l’ironia come chiave d’accesso universale. Una filosofia condivisa dal curatore Chinea Canale («Ironia e intelligenza in coppia ci salveranno») e che si è tradotta concretamente anche nel momento conviviale dell’inaugurazione, dove gli ospiti hanno potuto gustare il Risotto alla Veneziano, estensione gastronomica della poetica dell’artista.
Il progetto ha già gettato i semi per qualcosa di più grande. Francesco Noto ha infatti annunciato la nascita della Fondazione FGN, con sede a Milano, che dall’autunno sosterrà ufficialmente gli artisti e la cultura. Nel frattempo, come da titolo, gustosa come il Pop e veloce come un morso, la mostra è aperta al pubblico: ma solo fino al 4 giugno.
