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I cento anni della signora in rosso: tanti auguri, Rossana

di Anna Sandri – Afferrato alle due estremità, mentre le dita lo fanno roteare, l’incarto rosso scricchiola appena. E subito quel suono riporta indietro, molto indietro nel tempo: è lo stesso da un secolo, cento anni vissuti tra salotti buoni, vasi di cristallo, centrini all’uncinetto, coppe di ceramica, scatole di latta, tasche di cappotti da cui scivolare veloce per passare di mano in mano.  Rossana compie cento anni, eppure non è mai stata così giovane.

Non è una caramella qualunque. Lei è “la” caramella. Nasce nel 1926 a Perugia dal genio di Luisa Spagnoli, che già aveva creato i Baci Perugina; assieme al grande grafico Federico Seneca decide di dedicarla a Roxanne, la donna amata da Cyrano de Bergerac. Un omaggio al romanticismo che si riflette nel suo abito: un vestito rosso rubino, elegante e austero, che non è mai passato di moda e sul quale spicca il nome in caratteri oro. Luisa Spagnoli vuole qualcosa di dolce, lussuoso ma al tempo stesso accessibile. Una scelta vincente al punto da attraversare i decenni senza che alcuna modifica venga apportata.

Ma la vera magia della Rossana risiede nel contrasto, una caratteristica che la rende incredibilmente simile alle nonne che l’hanno offerta per decenni ai loro nipoti, un gesto che si tramanda da generazioni e che fa subito “casa”. Un guscio solido, un parallelepipedo quasi granitico; e un cuore cremoso, un mix di latte, mandorle e nocciole (gli ingredienti sono noti, ma la ricetta è uno dei segreti meglio custoditi dell’industria dolciaria italiana) che esplode in una dolcezza avvolgente. Involucro solido e cuore morbido: proprio come quelle nonne di un tempo, apparentemente rigide nei loro principi e nella loro educazione, ma pronte a sciogliersi in un abbraccio infinito non appena si superava la superficie.

La storia di Rossana, però, ha rischiato di perdere il suo accento originale. Per anni il marchio è rimasto nel portafoglio della multinazionale Nestlé, finché nel 2016 non è accaduto quello che molti hanno vissuto come un vero “ritorno a casa”. La caramella è stata acquisita dal gruppo astigiano Fida, tornando a essere un vessillo dell’imprenditoria dolciaria italiana.

Veder tornare il marchio Rossana in mani italiane è stato un momento di orgoglio nazionale, un po’ come quando si recupera una tradizione di famiglia che rischiava di andare perduta. Oggi la produzione continua a mantenere quell’aura di artigianalità che l’ha resa celebre, pur innovandosi con creme spalmabili e varianti al cioccolato e al pistacchio, ma senza mai tradire l’originale “rossa”.

Le bambine che negli anni Cinquanta infilavano la mano nella borsa della nonna cercando quel riflesso rubino, oggi sono a loro volta nonne. E quel gesto si ripete, identico: lo stesso involucro, lo stesso sapore di zucchero cotto e mandorla, la stessa emozione nel vedere gli occhi di un nipote che si illuminano.

Celebrare i cento anni di Rossana significa celebrare l’Italia dei piccoli riti quotidiani. Quella che sa aspettare che la caramella si sciolga lentamente, assaporando ogni istante: in un mondo che corre veloce e cambia sapore ad ogni stagione, abbiamo ancora bisogno di certezze. 

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