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di Margherita Toffolon – Il Camparino è quel piccolo bar con due vetrine nel portico settentrionale della Galleria Vittorio Emanuele II che è entrato nella storia di Milano perché simbolo dal 1915 dell’aperitivo milanese per antonomasia: il Campari Selz.

pf credit Santi Caleca

La semplicità della ricetta composta da 9cl di Campari versato all’interno dell’apposito bicchiere opalescente poi riempito di selz spruzzato “perfettamente al centro del calice, in modo da creare una foam compatta che ricopra la metà del bicchiere” è basata su un sistema innovativo. L’acqua gassata del seltz, proveniente direttamente dalle cantine al bancone, grazie alla sua pressione ancora oggi permette di servire un cocktail cremoso e fresco, dalla texture duratura per tutta la degustazione. Proprio l’acqua di seltz, uno degli ingredienti complementare per bilanciare le note amaricanti del Bitter, inventato da Gaspare Campari nel 1860, ha spinto il figlio Davide ad attuare molte delle innovazioni a suo servizio. Gli è bastato un solo prodotto per far nascere una strategia pubblicitaria aziendale di conquista del mercato basata sulla contaminazione con i linguaggi artistici del Novecento, sul sodalizio con grandi rappresentati dell’Art Nouveau o del Futurismo come Fortunato Depero, Marcello Nizzoli, Nicolay Diulgheroff e Marcello Dudovich, su un marchio legato per sempre al design (assolutamente da visitare la Galleria Campari), scelto come strumento anche per celebrare i 110 anni della fondazione del Camparino. 

Il mixing glass in acciaio in soli 110 esemplari numerati, realizzato in collaborazione con Alessi, è un elemento di design le cui linee s’ispirano alla verticalità della bottiglia Campari e alle lance decorative del nuovo concept del locale, ma anche attrezzatura professionale con una capienza ideale per due Negroni, grande maneggevolezza, raffreddamento rapido e versata fluida e precisa senza sbavature. La storia del locale viene ripercorsa anche attraverso la pubblicazione di una cocktail list di 11 nuovi miscelati, uno per ogni decade. 

ph credit Santi Caleca

Ma da dove nasce la fama del Camparino? Alla fine del 1915, dal lato opposto del Caffè Ristorante Campari aperto dal padre nel 1867, Davide Campari inaugura il Camparino con l’innovativa tecnologia refrigerata che permette di realizzare quell’aperitivo tanto moderno da introdurre una nuova ritualità cittadina.

courtesy CAMPARI

Ancora oggi il Camparino mantiene il fascino di un tempo con gli arredi Liberty, realizzati da famosi artisti e artigiani italiani: il bancone in ebano di Eugenio Quarti, le decorazioni a parete in mosaico con motivi floreali e di volatili sui toni del verde e dell’azzurro chiaro di Angelo D’Andrea e i lampadari in ferro battuto di Mazzucotelli.

ph credit Santi Caleca

Un luogo di mondanità ma anche un salotto intellettuale, culturale e politico frequentato da Arrigo Boito, Tommaso Marinetti e da alcuni esponenti del movimento della Scapigliatura. Dopo i danni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, il Camparino fu rilevato da Guglielmo Miani, la cui famiglia ne mantiene la gestione fino al 2018 apportando molte trasformazioni e incorporandovi, nel 1990, la vicina Libreria del Poligrafico dello Stato.

courtesy CAMPARI

 

Dopo un anno di restauri, nel novembre del 2019, riapre sotto la gestione di Campari Group e con il concetto di cucina ispirato al cocktail pairing di Davide Oldani. L’ultimo intervento riguarda il restyling su progetto di Lissoni & Partners con il restauro conservativo del Bar di Passo, la nuova conformazione della Sala Spiritello al primo piano con lo scopo di valorizzare l’abbinamento cocktail e cibo, mentre la nuova Sala Gaspare Campari al piano interrato si caratterizza per le luci a soffitto che richiamano il disegno dei medaglioni sul pavimento della Galleria e il bancone in legno originariamente al primo piano.

ph. credit Santi Caleca

Tre piani con il trait d’union architettonico della moderna parete a tutta altezza con bottiglie storiche originali e oggetti che raccontano la storia del marchio.

ph credit Santi Caleca

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