Una chiesetta candida, protetta da due filari di cipressi, emerge come un ricamo tra le colline della Val d’Orcia. La cappella della Madonna di Vitaleta è sotto la protezione Unesco e brilla in un paesaggio che richiama visitatori da tutto il mondo ed è stato reso celebre anche dal cinema, perché è in questi luoghi che nel film “Il Gladiatore” Russel Crowe accarezza, in una celebre scena, le spighe di grano.

La poesia del paesaggio continua a tavola. Al primo piano dell’antico podere di Vitaleta, recentemente ristrutturato con un restauro conservativo di pregio, si trova Vitaleta Gourmet, salotto gastronomico dall’atmosfera insolita. Soltanto sei tavoli, studiati per offrire agli ospiti una vista privilegiata sulle colline circostanti. Il panorama è parte integrante dell’esperienza: le grandi finestre incorniciano il paesaggio toscano, facendolo dialogare con i sapori. E quando lo sguardo scivola sulla mise en place, cade sui piatti, pezzi unici realizzati in esclusiva dal laboratorio artigianale Baba Ceramics di Firenze, mentre la trasparenza dei calici porta la firma di Zafferano.

A guidare la cucina è Antonio Pastore, classe 1993, pugliese d’origine e toscano d’adozione. La sua è una cucina essenziale, che rifiuta gli eccessi e i manierismi per fare emergere la materia prima. La filosofia del ristorante ruota attorno al progetto #AmoreToscano: niente grande distribuzione, ma una collaborazione stretta e quotidiana con piccoli produttori, filiere corte e artigiani locali.

I piatti di Pastore sono storie di borghi, vigneti e tradizioni contadine rilette con spinta contemporanea. Lo chef ama usare la componente vegetale come punto di partenza creativo, affiancandola a latticini e note capaci di regalare profondità. Tra i piatti simbolo spiccano il Risotto affumicato con topinambur croccante, fondo bruno e bottarga di piccione, o la squisita Pluma di Cintale (incrocio tra cinghiale e cinta senese) cotta a bassa temperatura. Non manca il richiamo alla memoria rinascimentale con il Filetto di cinghiale al dolceforte, arricchito con vino valdorciano e cacao, e l’omaggio alle radici familiari con il dessert Latte e pane, memoria della cena di nonno Antonio trasformata in alta pasticceria.

Con il cambiare delle stagioni, quando le colline si tingono dei toni caldi dell’autunno anche la carta di Vitaleta Gourmet cambia pelle: in tavola arrivano la farina di castagne, i funghi porcini, il tartufo, lo zafferano e la selvaggina.

Il dessert diventa Sottobosco, viaggio sensoriale tra il Monte Amiata e la Val d’Orcia. Nato dai ricordi delle passeggiate tra i castagneti, il piatto gioca su consistenze e profumi: il croccante al cacao richiama la terra umida, il cremoso alle castagne regala avvolgenza, mentre la crema inglese al fungo porcino introduce una nota umami inaspettata. A chiudere il quadro, croccanti tuile allo zafferano, barbabietola e cacao che ricreano nel piatto le sfumature e la leggerezza del foliage.

Vitaleta Gourmet promette un lusso raro: quello del tempo, del silenzio e di una cucina capace di emozionare senza mai sopraffare la bellezza mozzafiato del panorama. Come ama dire lo chef Pastore: «Non c’è lusso più grande di una cucina d’emozione che sa spogliarsi del superfluo per ritrovare la verità del sapore».