Un matrimonio estetico e sensoriale tra due pilastri dell’identità nazionale. Da oggetto che si indossa a esperienza che si gusta, la moda scende dalle passerelle e siede a tavola, dove il confine tra un abito e un risotto si fa sottilissimo: la nuova tendenza è il fashion food.

Il caso più recente è quello di Frida Giannini. L’ex direttrice creativa di Gucci ha scelto il quartiere Monteverde Vecchio a Roma per inaugurare Bixio Cafè Bistrot. Non solo un ristorante, piuttosto una missione: riportare il bello nella quotidianità. E recuperare, anche, un pezzo d’infanzia: con la sua nuova avventura imprenditoriale Frida Giannini ha dato nuova vita al Bar Faustini, che a questo indirizzo era aperto dal 1935 e nel quale, da bambina, faceva colazione. Arredi che citano il design anni ’50 e un’atmosfera intima confermano la passione di Giannini per l’interior design. E se ammette di cavarsela abbastanza bene ai fornelli, per il suo Bixio l’ex di Gucci ha voluto la cucina mediterranea dello chef Dario Pompei: sapori autentici e accoglienza.
La scorsa estate, era arrivato il Bacaro Dior all’Hotel Cipriani di Venezia, ovvero l’arte dei “cicchetti” attraverso il codice estetico della Maison parigina e primo locale aperto da Dior in Italia. Le proposte di Vania Ghedini, executive chef del ristorante Oro, sommate all’impareggiabile vista sul Bacino San Marco e agli arredi con i tessuti Dior: un incontro perfetto tra il fascino francese, la convivialità veneta e la città unica al mondo.

Milano rimane però l’epicentro, e come sempre è stata questa la città che ha segnato la nuova via. Il legame ormai decennale tra Prada e la storica Pasticceria Marchesi 1824 ha tracciato la rotta, dimostrando come un brand possa preservare una tradizione storica tingendola dei propri colori. Poco distante, alla Fondazione Prada, il Bar Luce (firmato dal regista Wes Anderson) trasforma il rito del caffè in un set cinematografico dai toni pastello e secondo la critica entra nella top ten mondiale dei bar più belli.
All’Armani/Nobu, e qui gli anni sono più di venti, Giorgio Armani ha unito il minimalismo sartoriale alla precisione millimetrica della cucina nippo-peruviana, creando nel centro della città un tempio dell’eleganza con la firma di uno chef internazionale, mentre il Bar DG Martini di Dolce & Gabbana sigla l’unione tra due tra i band italiani più conosciuti nel mondo ed esalta, nello stile inconfondibile dei due stilisti, le radici siciliane e l’artigianalità.

Quelle stesse radici si trovano nella linea di panettoni che D&G hanno firmato con Fiasconaro, altro nome internazionale della pasticceria italiana: qui è tutta Sicilia, il panettone è inconfondibile per il suo sapore e la sua leggerezza, mentre le scatole sono pezzi da collezione.
Firenze dice la sua con la Gucci Osteria da Massimo Bottura: sotto la guida dello chef Taka Kondo in tavola arrivano piatti che sono opere d’arte visiva e concettuale.
Ma perché le griffe aprono ristoranti? Forse è un modo per cercare un contatto diretto con il cliente e recuperare le distanze abissali create dall’era digitale; dove un tempo c’erano sarti che toccavano il corpo per prendere le misure e aggiustare i tessuti , oggi ci sono chef e pasticceri che soddisfano il gusto e restituiscono il senso dell’accoglienza. È anche, e certamente, un’estensione del concetto di lusso che arriva a coinvolge re tutti i cinque sensi.
Il 2026 vedrà nuove griffe tra i ricettari, con l’atteso arrivo del primo ristorante Louis Vuitton a Milano, in via Montenapoleone.

