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Dalla distillazione della marasca, un’arte di famiglia secolare

di Margherita Toffolon, foto courtesy Luxardo – Tutto parte da Zara in Dalmazia anche se l’idea è del genovese Girolamo Luxardo che qui nel 1821 fondò la distilleria del Maraschino, prendendo spunto dalla passione della moglie per la produzione di Rosolio Maraschino, ricetta nata nei conventi dall’infusione in alcool delle marasche con l’aggiunta di zucchero ed essenza di rose. Da scala familiare a industriale grazie all’introduzione della distillazione a vapore e alla coltivazione del primo grande frutteto industriale di questa varietà asprigna di ciliegie, tanto che nel 1829 Luxardo ottenne dall’Imperatore d’Austria un “privilegio”, ossia un brevetto per la produzione esclusiva per quindici anni. La denominazione di Privilegiata Fabbrica di Maraschino “Excelsior” Girolamo Luxardo è ancora presente nella ragione sociale dell’azienda. Nel 1913 la distilleria di Zara venne ampliata con un moderno stabilimento, fra i più grandi dell’Impero Austro-Ungarico, e diede inizio all’espansione del marchio.

L’attività riprese da zero solo nel 1947 a Torreglia in provincia di Padova grazie all’iniziativa di Giorgio Luxardo, unico dei fratelli superstiti della quarta generazione. Ai piedi dei Colli Euganei, i terreni composti da rocce vulcaniche e sedimentarie calcaree offrivano infatti un habitat favorevole per la coltivazione della varietà “Marasca Luxardo”, più piccola e acidula della normale ciliegia ma ricca di succo, che risultava particolarmente adatta a usi industriali. Nicolò III, Michele e Franco, la quinta generazione, incrementaron la gamma liquoristica e la presenza sia sul mercato nazionale sia mondiale.  Dagli anni ’80 inizia un periodo di consistenti investimenti, anche dal punto di vista tecnologico, senza mai abbandonare il controllo diretto di tutta la filiera, dalla materia prima fino all’imbottigliamento.

La battuta d’arresto cominciò nel 1940 con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale che portò alla quasi totale distruzione dello stabilimento nel 1943.  La successiva occupazione della città da parte dei partigiani comunisti di Tito causò la confisca dello stabilimento e la dispersione della famiglia.

L’attuale produzione di oltre 6 milioni di bottiglie l’anno comprende gli storici Maraschino e Cherry ‘Sangue Morlacco’ oltre ad altri liquori tipici della tradizione italiana, quali Sambuca dei Cesari, Amaretto di Saschira, Limoncello, Aperitivo e altri, e a un’ampia selezione di specialità aromatiche per la pasticceria artigianale.

Gli oltre duecento anni di storia familiare sono stati celebrati con la realizzazione, in un piano inutilizzato della fabbrica, del Museo d’impresa su progetto dello Studio Architetti Mar. Elemento esterno distintivo è la facciata caratterizzata dal susseguirsi di lame in corten che si piegano e ruotano a formare con il passaggio della luce del sole una scritta che identifica la funzione dell’edificio.

All’interno, l’andamento circolare delle sale ripercorre le tappe fondamentali della lunga storia di famiglia che annovera anche il rapporto d’affari  per il commercio di marasche con Antonio d’Annunzio, padre di Gabriele. Fu proprio il “Comandante di Fiume” ad aggiungere Sangue al nome Morlacco dello cherry brandy, che derivava dall’illustrazione di un contadino dalmata “de l’état vénitien”, realizzata dal famoso Bartolomeo Pinelli nel 1828, per cui divenne famoso nel mondo della cartellonistica dell’Ottocento. Tale liquore, che originariamente si chiamava Ratafià e assunse il nome turco di “Visnà” (ciliegia acida) nei mercati del Levante, grazie all’etichetta per la “vendemmia del 1919” firmata da D’Annunzio divenne la bevanda fiumana per eccellenza.

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