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Da un’idea nata durante la pandemia a piccola impresa che esporta all’estero e sta ampliando la propria produzione.

di Margherita Toffolon, foto courtesy Guzzerie

Lo scorso dicembre la cucina italiana è stata proclamata Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco, ma da almeno cinque anni è celebrata tramite poster. È l’idea di Francesco Bevacqua e Lorenzo Medici che su carta, in modo accattivante ed empatico, raffigurano le ricette food & beverage più famose del patrimonio enogastronomico italiano. I due giovani colleghi, sfruttando l’esperienza acquisita e i canali di vendita della loro precedente attività, nel 2020 fondano Guzzerie (dal gergo milanese “guzzo” ovvero gustoso), e puntano sulla carta per la facile reperibilità, i costi contenuti e il basso investimento. 

Il concept si basa sulla trasposizione grafica su poster di ricette iconiche, soggetti facilmente riconoscibili che suscitano empatia. Dall’idea alla realizzazione, con la scelta della carta certificata FSC da agroalimenti e imballi post-consumo e la ricerca delle ricette autentiche da fonti autorevoli fino alla commercializzazione online in considerazione del periodo di pandemia. Parallelamente viene sviluppata una campagna di promozione del progetto tramite testimonal. E quale migliore sponsorizzazione se non quella di uno chef pluripremiato?  Tutto inizia da Giancarlo Morelli che accetta la proposta di Guzzerie di raffigurare e firmare la ricetta del suo piatto allora stellato. Il testimone passa poi a chef due stelle e tre stelle Michelin come Enrico Bartolini e Norbert Niederkofler con la creazione di una collezione dedicata. Un’ottima trovata pubblicitaria che fa conoscere il marchio oltre i confini del web. Francesco Bevacqua ci racconta dell’emblematico scambio di corrispondenza con un noto chef francese con ristorante a New York che, oltre a mandare la foto del piatto e una serie di appunti sulla ricetta, ha interagito con continui suggerimenti sul modo per rendere più realistica la grafica della sua ricetta. 

Da qui in poi nascono collaborazioni con concept store e brand gastronomici italiani quali Rovagnati, Balocco e Rigoni di Asiago per poi ampliare i confini con grandi magazzini quali Bloomingdales, Le Bon Marché e recentemente Globus in Svizzera. A riferimento rimane il target b2c che include l’appassionato estimatore fino al ristoratore. 

Ad oggi sono oltre 200 i soggetti proposti che includono anche accessori in tessuto quali tovagliette, strofinacci, sottobicchieri e presine, con una media di 40 nuove grafiche all’anno e un fatturato che da 60.000 euro è arrivato agli attuali 300.000 euro. Un concept che fa presa su una grafica capace di interpretare il piacere per il buon cibo e il bere bene che non è solo italiano ma di un pubblico sempre più vasto.

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