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Calcio Storico, Firenze si fa in quattro (colori)

Il Calcio Storico Fiorentino non è solo una partita, ma una vera e propria dichiarazione d’identità. Una sfida che divide la città in quattro anime e la trasforma in un teatro a cielo aperto dove orgoglio, appartenenza e tradizione si intrecciano. Indipendentemente da chi vinca (per la cronaca, quest’anno è toccato agli Azzurri che hanno battuto in finale i Rossi), ogni quartiere racconta una Firenze diversa, anche dal punto di vista gastronomico: aristocratica o popolare, sacra o ribelle, elegante o combattiva. Passeggiare tra i quattro rioni – Santo Spirito, Santa Croce, San Giovanni e Santa Maria Novella – significa entrare nella vita vera della città, fatta di botteghe, mercati, osterie e ricette che profumano di casa.

Ci sono i Bianchi di Santo Spirito, l’anima ribelle dell’Oltrarno bohémien, con una cucina è schietta e intensa. Da assaggiare, nelle numerose trattorie della zona, piatti come crostini neri e peposo dell’Impruneta, da annaffiare con un vino rosso robusto delle colline. L’Oltrarno è anche il regno dei piccoli cocktail bar contemporanei che reinterpretano ingredienti toscani con spirito creativo. Ne è un esempio Spirituum in via Sant’Agostino, con una miscelazione innovativa. Qui, tra le materie prime da non perdere, ci sono la Finocchiona IGP e gli speciali cantucci a base di alchermes, realizzati allo Storico Mercato Centrale in San Lorenzo.

Si passa poi ai Verdi di San Giovanni, il quartiere del potere religioso e politico. Se in passato durante il Calcio Storico molti antichi palazzi nobiliari ospitavano feste e banchetti, oggi un buon cocktail si può assaggiare da Move On, proprio davanti al Battistero. Magari accompagnandolo da schiacciate farcite e tartare di manzo, altra preparazione che in riva all’Arno trova alcuni dei suoi migliori interpreti, come il macellaio Alessandro Soderi. Sul fronte beverage, invece, Amaro di Quartiere ha saputo declinare le diverse anime di Firenze con una linea di quattro amari artigianali dedicati ai colori che si sfidano in Santa Croce e realizzati con botaniche diverse per ogni quartiere (melograno, liquirizia, noce moscata, artemisia, timo e genziana).

Una pausa caffè nel quartiere dei “padroni di casa” – gli Azzurri di Santa Croce – è d’obbligo da Ditta Artigianale in piazza Sant’Ambrogio, dove insieme a un drink a base caffè nel giorno della finale del Calcio Storico può capire di potersi concedere l’insalata di trippa di un “guru” come Giacomo Trapani (Bambi) o le polpette di lesso, altra icona del cibo povero in salsa fiorentina.

Dal canto loro, i Rossi rappresentano Santa Maria Novella, storicamente quartiere di viaggiatori e mercanti perché punto di ingresso alla città. Ancora oggi conserva l’atmosfera delle antiche locande, e un drink al Companion Dolceamaro Bar del 25Hours Hotel San Paolino, nell’omonima piazza, è un modo per immergersi in quell’atmosfera. Per l’occasione, il drink “di Quartiere” si lega a un tris di primi, tra pici e paste ripiene con ragù di lampredotto.

Vivere una giornata intensa come quella del 24 giugno – in cui da sempre si disputa la finale del Calcio Storico – richiede un percorso sensoriale che prepari lo spirito attraverso il palato. Un viaggio ideale inizia con un pranzo al Golden View, con gli occhi letteralmente rapiti da una vista spettacolare su Ponte Vecchio. Qui lo chef Andrea Candito si muove con classe principesca tra complessi menu di pesce e monumentali bistecche alla fiorentina, ma sa toccare le corde dell’anima quando reinterpreta i classici della memoria: la sua panzanella, la pappa al pomodoro e la ribollita sono capolavori di equilibrio contemporaneo.

Poco dopo, prima di raggiungere l’arena, una deviazione è d’obbligo per viziare lo spirito: il pluripremiato gelato della Gelateria La Passera di Cinzia Otri, celebrato dalle classifiche internazionali come uno dei migliori al mondo. Un’esplosione di freschezza artigianale che predispone l’animo alla foga della piazza. Lì, sulla sabbia rossa, si respira una storia fiera e millenaria. Dalla Sferomachia greca all’Harpastum dei legionari romani, il gioco nasce per addestrare i guerrieri. Ma il mito moderno si consacra per sempre il 17 febbraio 1530, quando i fiorentini, stremati dall’assedio di Carlo V, scesero in piazza a giocare a Calcio per schernire il nemico, dimostrando che la libertà non si può affamare. “È la vera espressione del carattere fiorentino, da sempre combattivo, sprezzante del pericolo e senza paura”, spiega Filippo Giovannelli, Direttore del Calcio Storico Fiorentino. “I nostri calcianti e figuranti sono volontari istituzionali. Sentono il peso della storia e l’orgoglio di un popolo che ha sempre amato l’indipendenza, tanto da aver messo una corona al leone, simbolo della città. Siamo l’unico popolo al mondo capace di incoronare se stesso e mai un sovrano”.

Quando i canti dei tifosi sfumano nella notte e la sabbia di Santa Croce torna a riposare, resta una consapevolezza limpida: l’immortalità di Firenze non abita nelle teche fredde di un museo, ma in questo filo fiero che unisce un piatto della tradizione, un gelato d’autore, un amaro di quartiere e il coraggio immortale di chi non ha mai smesso di difendere la propria libertà. E presto il Calcio Storico attraverserà l’Atlantico per sbarcare negli States, grazie al fondo americano Tekmerion Capital Partners LCC che detiene in esclusiva i diritti audiovisivi e di merchandising della manifestazione.

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