di Gianluigi Cortese – Fino al 22 novembre 2026, la meta per gli appassionati d’arte (e non solo) di tutto il mondo sarà indiscutibilmente Venezia, dove è in corso la 61esima Esposizione Internazionale d’Arte. Un appuntamento che regala emozioni, e che per essere apprezzato al meglio richiede almeno due giorni di visita, da dividere tra le due sedi della Mostra, i Giardini e l’Arsenale.

Alla mostra principale, “In Minor Keys” (In tonalità minori) curata da Koyo Kouoh, il cui progetto è stato portato a termine dal team di collaboratori dopo la sua morte avvenuta nel maggio 2025, si affiancano le 100 Partecipazioni Nazionali, distribuite tra gli storici Padiglioni ai Giardini (29), all’Arsenale (25) e nel centro storico di Venezia (46).
Cosa non perdere, e come non perdersi in una offerta tanto vasta?
Da non perdere, innanzitutto, è la bellezza architettonica dei Padiglioni Storici disseminati nei Giardini: le esposizioni della Biennale sono l’unica occasione per ammirarli.
Entrando ai Giardini, però, si viene accolti da un “padiglione” veramente singolare: un camion sul cui pianale è innalzato “Origami Deer” (Cervo Origami) dell’artista ucraina Zhanna Kadyrova, simbolo della resistenza del suo Paese. Realizzato nel 2019 a Pokrovsk, oggi occupata e quasi del tutto distrutta dalla guerra, è stato salvato nel 2024 e dopo un viaggio di 6 mila chilometri, è arrivato a Venezia per tenere viva la memoria di quanto sta accadendo.

Tra i padiglioni che accendono la meraviglia c’è sicuramente quello della Spagna: il curatore Oriol Vilanova possiede una collezione di 200 mila cartoline postali viaggiate, raccolte in oltre vent’anni di ricerche nei mercatini delle pulci. Per questa esposizione ne ha selezionate 50 mila e con un lavoro di tre settimane ha interamente tappezzato le pareti del padiglione, suddividendole per temi (i vulcani, i tramonti, le statue equestri, i papi, i reali, i ponti, i fiori gialli, i crocifissi, le barche a vela, le montagne innevate), offrendo pezzi di memoria singola e collettiva che si svelano quando ci si avvicina attratti dalle diverse macchie di colore.

In Giappone il tema è quello della genitoralità: “Grass Babies, Moon Babies” nasce dall’esperienza di Ei Arakawa-Nash come artista e genitore queer di due gemelli. I visitatori sono invitati a prendere tra le braccia fin dall’ingresso un bambolotto (che ne sono 208, ognuno pesa sei chili) e a portarlo con loro mentre si aggirano nel padiglione; è anche possibile cambiargli il pannolino, scoprendo un qrcode che regala al “genitore” una poesia.

Giusto di fronte, in Danimarca, si indaga invece la fecondazione artificiale: da una parte un video con una pornostar nei panni di una scienziata all’interno di una banca del seme nell’anno 2045; dall’altra, un altare dedicato allo sperma, costruito attorno a contenitori criogenici per la conservazione e a un inedito rituale di fertilità: le gare di spermatozoi.
Tre milioni di tessere rivestono il Padiglione della Germania: richiamano l’estetica di un palazzo di Berlino Est, mentre dentro Henrike Naumann e Sung Tieu raccontano memorie e fratture della riunificazione tedesca.

Il progetto di Lubaina Himid per la Gran Bretagna è fatto di grandi dipinti e moltissimo colore: figure operose – architetti, costruttori navali, cuochi, sarti, giardinieri – discutono sulla scelta di restare o partire: sono le tensioni quotidiane di chi vive “altrove”.
La Grecia ha scelto di portare a Venezia una Escape Room: buio, musica, effetti ottici che parlano della politica greca ed europea del Novecento; gli Stati Uniti eleggono a protagonisti i materiali naturali americani (dal marmo al legno) per dare forma a sculture biomorfe.

Molto ha fatto e farà parlare il Padiglione della Russia, dove 50 musicisti, poeti e filosofi hanno ridefinito nei giorni di pre-apertura lo spazio della Russia nella cultura, e ne hanno tratto un video che per la durata della Biennale sarà mostrato al pubblico. In Francia il percorso è fatto di tessili e film; l’Austria, nei giorni di pre-apertura ha fatto parlare per la performer nuda che a testa in giù faceva da batacchio a una campana posta all’ingresso.
In Finlandia si ascoltano i cinque venti che soffiano su Venezia. In Belgio le parole scolpite su mattonelle si ripetono, e possono anche frantumarsi sul pavimento.
Intimo e originale, il Padiglione Venezia ospita parte del progetto Diario di 500 veneziani, curato da Emilia Kabakov (un’altra parte è Ca’ Tron, ma solo fino al 28 giugno): 500 oggetti personali, pezzi di vita e sentimento consegnati per raccontare la città attraverso l’anima dei suoi abitanti. Ci sono libri, occhiali, lettere, moka, gadget sportivi, bambole, binocoli da teatro, piccoli gioielli, attrezzi da lavoro. Ognuno è accompagnato da una nota del proprietario; a fine esposizione tutti gli oggetti saranno restituiti.

All’Arsenale, il Padiglione Italia è bellissimo, con gli ambienti creati dall’artista Chiara Camoni con la curatrice Cecilia Canziani: “Con te con tutto” è il titolo. Il primo ambiente è un bosco di figure, sculture di ceramica in scala umana, e invita ad attraversarlo a passo lento; il secondo è una sorta di estensione dello studio dell’artista.
Sempre all’Arsenale, da non perdere l’Oman, dove si cammina su sabbia omanita mentre oggetti d’argento sospesi al soffitto risuonano in una delicata “tonalità minore”, e l’India, che propone la casa come un’idea ricreata incessantemente in risposta ai mutamenti della vita.
Ancora all’Arsenale, molto si parla del Lussemburgo che tratta di La Merde e indaga la vergogna come costrutto sociale.


Al di fuori di Giardini e Arsenale l’offerta è sconfinata; da non perdere sono il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi e Santa Maria Ausiliatrice, doppio luogo per il Padiglione della Santa Sede “The Ear is the Eye of the Soul”, l’orecchio è l’occhio dell’anima, ispirata alla vita di Santa Ildegarda di Bingen. Il suono come conoscenza, un ponte tra corpo e mondo, microcosmo e macrocosmo. In un’epoca di saturazione, la sua opera invita all’interiorità.
61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia Venezia, Giardini e Arsenale, fino al 22 novembre 2026
Chiuso il lunedì (tranne 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre)
Orari di apertura: estivo: 11 – 19; autunnale: 10 – 18
I Leoni d’oro saranno assegnati su votazione del pubblico
Informazioni, acquisto biglietti e visite guidate: www.labiennale.org