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Al Labirinto della Masone il 2026 nel segno di arte, natura e mito

Qui, tra migliaia di canne di bambù, il confine tra sogno e realtà si fa sottile.

Il Labirinto della Masone di Fontanellato, nella bassa Parmense, ha riaperto le sue porte dopo la pausa invernale e per quello che Franco Maria Ricci definiva un “borgo reale e simbolico insieme” si apre un nuovo capitolo fatto di mostre, festival e incontri d’autore.

ph di Elisa Rizzardi

Questo luogo straordinario, il labirinto più grande del mondo, nasce da  un’amicizia leggendaria e da una sfida intellettuale: una conversazione (era il 1977) tra Franco Maria Ricci — editore visionario, grafico e cultore del bello — e lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. Affascinato dal simbolo del labirinto come metafora della condizione umana, Borges stuzzicò l’amico Ricci, il quale promise che un giorno avrebbe costruito il labirinto più grande mai esistito.

Ricci, nato a Parma nel 1937 e formatosi come geologo prima di rivoluzionare il mondo dell’editoria con la rivista FMR e la ristampa del Manuale Tipografico di Bodoni, impiegò decenni per dare forma a quel sogno. Inaugurato finalmente nel 2015, il Labirinto della Masone è oggi il coronamento di una vita dedicata alla ricerca della perfezione estetica, un lascito culturale che continua a vivere sotto la direzione della sua Fondazione. come un monumento alla pazienza e alla bellezza che invita a perdersi per ritrovarsi.

ph credit Marco Campanini

Situato a Fontanellato, a pochi chilometri da Parma, il Labirinto è un’opera monumentale che si estende su oltre otto ettari di terreno. A differenza dei classici labirinti di siepi europei, questo è interamente composto da oltre 300.000 piante di bambù di diverse specie. La scelta del bambù non fu casuale: una pianta perenne, elegante, rapidissima nella crescita, capace di assorbire enormi quantità di anidride carbonica e di regalare un senso di isolamento acustico e visivo quasi ipnotico.

Il progetto, curato da Ricci insieme agli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto, ospita al suo centro edifici ispirati all’architettura neoclassica e utopica del Settecento francese. Qui si trova la collezione d’arte permanente di Ricci: circa cinquecento opere che attraversano cinque secoli, dal XVI al XX, un viaggio eclettico tra sculture del Bernini, busti napoleonici, tele di Hayez e Ligabue, e le inquietanti Vanitas, il tutto allestito per associazioni visive che riflettono il gusto personale e sofisticato del suo creatore.

La nuova stagione si annuncia densa di appuntamenti. Fino all’8 marzo, i visitatori possono ancora ammirare “Knock Knock Knock. Guardiani di ferro dalla collezione Cesati”, una mostra che esplora il concetto di “soglia” attraverso 65 antichi picchiotti da porta in dialogo con le fotografie di Massimo Listri e Roberto Bigano.

ph credit Carlo Vannini

Dal 28 marzo al 28 giugno, il testimone passerà a “Erté. Lo stile è tutto”. Curata da Valerio Terraroli ed Elisa Rizzardi, l’esposizione è un omaggio a Romain de Tirtoff, l’indiscusso maestro dell’Art Déco. Per approfondire le atmosfere di quegli anni ruggenti, dal 20 febbraio partirà “Ora d’arte”, quattro salotti serali per intrecciare moda, teatro, musica e pittura, concludendosi sempre con un aperitivo.

L’estate sarà accesa dalle vibrazioni contemporanee del LOST Music Festival (3-5 luglio), alla sesta edizione. Un’esperienza immersiva tra elettronica e installazioni luminose. Infine, l’autunno vedrà protagonista il fumetto d’autore con una mostra dedicata a Milo Manara, che racconterà la sua visione di Borges e del labirinto, accompagnata dal lancio di una graphic novel sulla vita di Ricci.

Il Labirinto della Masone non è solo un luogo da visitare, ma un’esperienza da abitare. Per chi desidera un’immersione totale, la struttura mette a disposizione due esclusive Suites affacciate sulla Corte Centrale e sul muro di bambù. Soggiornare qui significa vivere tra opere d’arte originali, con il privilegio di una visita guidata privata e della colazione firmata dallo chef Andrea Nizzi.

ph credit Linda Vukaj

La proposta gastronomica è infatti un altro fiore all’occhiello: la Caffetteria e il Ristorante-Bistrò, curati dallo staff dei 12 Monaci, offrono il meglio della tradizione parmense riletto con eleganza. Prima di ripartire, una sosta a Ephemera – Il bazar per portare con sé un pezzo di questo mondo, tra fragranze ricercate, oggetti di design e le pubblicazioni della casa editrice.

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