Decima edizione per Agritravel Expo, la Fiera dei Territori e del Turismo Slow, in programma dal 4 al 6 aprile alla Fiera di Bergamo. Una location che si propone come un itinerario di assaggi di prodotti tipici e piatti unici della gastronomia delle diverse regioni e località. Aperta sia agli operatori di settore che al grande pubblico, qui si potranno andare a conoscere le destinazioni che propongono vacanze slow, sostenibili e di prossimità, offrendo una tipologia di vacanza che va oltre le rotte turistiche più battute e che risponde alla ricerca, sempre più sentita, di esperienze autentiche e significative.
Tanti gli appuntamenti: dai convegni ai workshop, dai talk alla prima Conferenza Nazionale sull’applicazione dell’intelligenza artificiale nel settore turistico. Ma focus soprattutto sulle innumerevoli tradizioni culinarie attraverso degustazioni e masterclass con un unico obiettivo: attraverso cibo e vino conosce la cultura del territorio, iniziando a viaggiare così!

Rapporto sul turismo gastronomico
Il turismo enogastronomico ha un valore economico in Italia che supera i 40 miliardi di euro e il numero delle persone che va in vacanza per cibo, vino, olio e altri prodotti tipici è in continua crescita (nel 2024 si è registrato un +12% sull’anno precedente e si stimano in 14,5 milioni i potenziali turisti italiani del gusto, interessati per il 64% a mete vicine).
L’ultimo Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano a cura di Roberta Garibaldi, presidente di Aite Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e docente presso l’Università degli studi di Bergamo indica anche la top 5 dei prodotti più rappresentativi dell’Italia in ambito agroalimentare: il vino al primo posto con il 38,1% delle preferenze, l’olio extravergine di oliva (24%), la pizza (22%), la pasta (15%) e i formaggi (11%).
Emergono dallo studio anche 5 “tribù enogastronomiche”, gruppi di persone che scelgono il viaggio enogastronomico per motivi diversi: i ricercatori (42,1%) per vivere nuove esperienze in tema, i festaioli (23%) per divertirsi e socializzare, gli intellettuali (19%) per arricchire il proprio bagaglio culturale, i figli dei fiori (11,5%) per il proprio benessere psico-fisico, gli edonisti (4,3%) per concedersi un lusso.

Cosa assaggiare in Fiera
Iniziamo dalla Lombardia tra i cui piatti simbolo che la rappresentano figura sicuramente il risotto, declinato in innumerevoli varianti, come anche il gran bollito, composto da cinque tagli diversi di carne, da accompagnare secondo tradizione alla mostarda, con frutti interi come si gusta a Cremona, o con le mele campanine a fette come si usa a Mantova.
A Bergamo si possono assaggiare i famosi casoncelli, una pasta fresca a forma di mezzaluna, ripiena di salsiccia e carne macinata di manzo, condita con burro, salvia, formaggio grattugiato e qualche volta anche pancetta. Tra i primi piatti della tradizione lombarda, da degustare a Cremona, ci sono i marubini, tortelli cotti nel brodo realizzato con tre diversi tipi di carne (vitello, manzo e pollo), mentre il dolce tipico è il torrone morbido o croccante. Parlando di dolci lombardi, non si può non nominare la sbrisolona, tipica di Mantova, una torta friabile a base di mandorle. Tra i prodotti che hanno ricevuto il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta c’è la Pera Tipica Mantovana, che comprende le sei varietà certificate: Abate Fetel, Decana del Comizio, Conference, Kaiser, William, Max Red Bartlett.

Due i prodotti fondamentali della gastronomia di Pavia: il Salame di Varzi frutto di un’antica ricetta, ma anche delle particolari condizioni climatiche dell’Oltrepò Pavese montano che ne garantisce l’ottima stagionatura. Il sapore è dolce e delicato, con un aroma fragrante e caratteristico, un retrogusto leggermente amarognolo. E poi il Salame d’oca di Mortara, insaccato in pelle d’oca e cotto, è composto da carne d’oca tritata assieme a carni magre e grasse di suino.
Spostandosi in territorio sardo in Fiera si potrà assistere ad un laboratorio dimostrativo con show cooking dedicato alla Fregola Sarda. Gli ingredienti di questo piatto iconico sono semola di grano duro, acqua e sale, a volte anche un uovo. L’isola in generale ha un’offerta gastronomica molto varia, frutto di una commistione tra piatti a base di carne dell’entroterra e di pesce nella zona costiera. Si va dal famoso porceddu, il maialetto arrosto profumato con foglie di mirto e rosmarino, alla panada di anguille, dalla burrida alla cagliaritana, una speciale zuppa di pesce, alle ispinadas, spiedini di carne di pecora. Il consiglio è poi quello di concludere con le seadas, frittelle di pasta ripiene di pecorino fresco e cosparse di miele.
In campo di salumi, si deve passare per Bologna, con la sua Mortadella Bologna IGP, eccellenza del capoluogo emiliano. A fette sottili o a cubetti, la tradizione la vuole anche come ingrediente nel ripieno dei tortellini bolognesi, altro piatto tipico, da degustare in brodo. Da non confondere con i più grandi tortelloni di ricotta, conditi con burro e salvia. Altro prodotto DOP è la Patata di Bologna, mentre tra i piatti da assaggiare, sicuramente le lasagne con il tipico ragù alla bolognese. La vicina Modena, nota per il suo aceto balsamico, vanta due prodotti di salumeria d’eccellenza: il Prosciutto di Modena DOP dalla stagionatura di almeno 12 mesi e dal profumo dolce e intenso, e il Cotechino Modena IGP, da accompagnare magari a un tipico vino rosso frizzante come il Lambrusco.

Spostandosi verso Verona e il territorio del Garda si scopre una gastronomia ancora diversa, influenzata dalle tradizioni delle tre regioni che qui si incrociano, e che mette insieme i prodotti di terra e quelli di lago. Il menu ideale comincia con i bigoli alle sarde di lago, oppure con il risotto all’Amarone che unisce due specialità del posto: il risotto vialone nano IGP di Isola della Scala e l’ottimo vino Amarone della Valpolicella. Si prosegue con il luccio in salsa alla gardesana, un piatto delicato servito con limoni, capperi, acciughe e olio del Garda. E non si può che finire con il dolce della tradizione: il pandoro, buono tutto l’anno, non solo a Natale!
In questo viaggio tra i sapori si può continuare con la Toscana che offre specialità uniche e caratteristiche come il lardo di Colonnata che si scioglie in bocca, arricchito da erbe aromatiche e spezie, da degustare come antipasto, insieme a salumi a base di cinghiale e crostini di pane nero. Il pane, non più fresco, è protagonista di tanti piatti come la ribollita, che lo accompagna ai fagioli cannellini, al cavolo nero e ad altre verdure, e ancora la panzanella con pane raffermo, pomodori maturi e basilico. Con il pane abbrustolito si serve un’altra specialità: il caciucco alla livornese. Ma la tradizione culinaria toscana comprende soprattutto carni: la bistecca alla fiorentina, il cinghiale al Chianti, la trippa alla fiorentina, la selvaggina. Gusti decisi da accompagnare a vini rossi importanti come il Montepulciano e il Brunello. Da non dimenticare il panforte e i cantuccini alle mandorle col vin santo.

Sapori genuini con prodotti di terra fanno parte dell’offerta gastronomica presentata dall’Abruzzo, come gli arrosticini, esclusivamente di carne di pecora e cotti alla brace, consumati anche come finger food. Proprio come pipindune e ove, spuntino con peperoni rossi aggiunti in padella alle uova leggermente sbattute. Tra i primi, da assaggiare i tipici spaghetti alla chitarra, che prendono il nome dallo strumento utilizzato per prepararli, le sagne e fagioli e i ravioli dolci di ricotta. Un secondo da non mancare: le pallotte cacio e ova, polpette fatte con uova e formaggio, ma anche la pecora alla callara cucinata nei paioli di rame.
Scendendo nella patria della cucina piccante per eccellenza, la Calabria, non si può non assaggiare la ’nduja, salame tipico da spalmare realizzato con peperoncino. Tra i salumi si trova anche il gusto inconfondibile della spianata calabra, mentre il morzello catanzarese si può mangiare come panino ripieno di sugo piccante, trippa e frattaglie. La cuccìa è una zuppa a base di grano bollito preparata in diverse versioni, mentre come secondo piatto si possono degustare i classici peperoni ripieni. E per dessert si deve provare il tartufo di Pizzo.
Infine la Sicilia proporrà dal Pecorino Siciliano DOP al Cappero di Pantelleria IGP, dal Pistacchio Verde di Bronte DOP al Pomodoro di Pachino IGP, fino al Cioccolato di Modica IGP. Perfetti anche come finger food, si possono assaggiare arancini o arancine di riso, lo sfincione palermitano, una sorta di pizza, e le panelle, fritture con farina di ceci. Chi preferisce il dolce, va sul sicuro con il classico cannolo siciliano e la granita rinfrescante. E poi la pasta alla Norma, la caponata, le sarde a beccafico, piatti della tradizione gastronomica siciliana assolutamente da provare.
C’è davvero un mondo di cibo per tutti i gusti!