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Pantelleria, il fascino dell'alberello

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 Non solo monumenti degni dell’attenzione dell’umanità intera e da tutelare di conseguenza, ma anche pratiche agricole. È questo l’ambito di applicazione del cosiddetto Patrimonio immateriale dell’Umanità promosso dall’Unesco dal 2003 a salvaguardia del saper fare dei popoli. Su queste basi, dall’autunno del 2014 fa parte di questo autorevole parterre anche la coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria. In verità questa pratica è diffusa anche in buona parte del Medio oriente, laddove la crescita della vite avviene in condizioni di limitata disponibilità idrica e di forte vento. Tale metodo si caratterizza per una coltivazione in piccole buche circolari così che la pianta viene difesa dalle avverse condizioni climatiche. Una tecnica che consente di ottenere produzioni caratterizzate da intense cariche aromatiche e dalla necessità di abilità manuali nella coltivazione. Pratica molto diffusa almeno dal VI secolo nell’Iran occidentale per la produzione di uva Asgarì (l’uva del soldato), praticamente priva di semi, allevata per ottenere uva sultanina. Ma della millenaria storia della coltivazione della vite a Pantelleria ne era stato testimone anche Gabriel García Márquez nel 1969 quando, turista sull’isola, aveva annotato di avere “recuperato un’anfora con ghirlande pietrificate che dentro aveva ancora i residui di un vino immemore corroso dagli anni”. Fatiche ripagateNumerosi personaggi noti furono in seguito conquistati dal fascino di questo antico sistema e del vino che se ne ottiene, da Gérard Dépardieu a Carole Bouquet. Un’attrazione che si sviluppa grazie al saper fare delle genti isolane nella cura per il Moscato d’Alessandria impostato sulle basse viti che crescono in conche della profondità di 30 cm, riparate dal vento e che si sviluppano, come dice il nome stesso, come un piccolo albero o espandendosi orizzontalmente sui terrazzamenti delimitati dai muretti a secco. Il duro lavoro manuale comporta la lievitazione dei costi della produzione, sino al 30% superiore rispetto ad altri metodi di allevamento. Il riconoscimento del resto volle premiare anche il lavoro di chi ha praticato questa viticoltura eroica che tuttavia, nel corso degli ultimi 40 anni, ha perso qualcosa come 170mila kg di produzione, assestandosi sui 30mila del 2015. Tuttavia a fronte delle poche centinaia di ettari ancora vitati (erano 5mila negli anni ‘70) corrisponde la presenza sul podio dei più importanti concorsi enologici internazionali del Passito di Pantelleria. Inoltre la vinificazione del Moscato di Alessandria in Passito di Pantelleria assolve un’importante funzione sociale, rappresentando la cultura stessa dell’isola. Infatti la pratica della coltivazione ad alberello di Pantelleria si è inserita e oggi fa parte a pieno titolo di un paesaggio che l’uomo ha saputo plasmare per mezzo di assetti urbanistici e architettonici a cui appartengono i muretti a secco, i terrazzamenti e i dammùsi (le abitazioni pantesche).      Dal primo luglio…in alto i calicidi Antonella Petitti È da qui dunque, da questo patrimonio di natura, storia, viticoltura e società che nasce, dunque, quel passito con oltre 2 mila anni di storia alle spalle. Premiato già nel 1900 all’Esposizione di Parigi, questo vino ottenne la Doc nel 1971. Le uve Zibibbo (o Moscato di Alessandria) dopo essere state raccolte a mano vengono tenute per diverse settimane in luoghi ben soleggiati ed areati, riducendosi fino al 75 %. Il vino Passito di Pantelleria non può essere immesso al consumo prima del 1° luglio dell’anno successivo alla vendemmia. Caratteristico il suo colore carico, che va dal giallo dorato all’ambra, dolce ed aromatico, il profumo è caratteristico del Moscato, ci riporta alla mente sentori di frutta matura e di fichi secchi. In bocca è pieno, chiudendo gli occhi la si può immaginare quell’uva che s’appassisce al sole, lasciandosi accompagnare da datteri, miele, arancia candita. Come succede per molti vini italiani, bere “l’oro giallo di Pantelleria” è un’esperienza che va al di là della semplice degustazione. Sceglierlo vuol dire supportare una grande tradizione, un lavoro estremo di conservazione e tutela a cui tutti siamo chiamati a partecipare.  Scelti per voi Dove degustareCantina ValenzaContrada Monastero, 300Pantelleria (Tp)Tel. 334.7307887 Azienda Vinicola MinardiC/da KarusciaPantelleria (Tp)Tel. 0923.911160www.viniminardi.it

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