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Grandi famiglie enoiche

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  Da Nord a Sud del Belpaese, alla scoperta delle grandi famiglie del vino che, radicate nella tradizione ma proiettate nel futuro, sono riconosciute a livello internazionale come i migliori rappresentanti del saper fare italiano in vigna  
“Il vino è un composto di umore e luce”, diceva Galileo Galilei. “Il vino, il grande vino, è la somma della cultura di un luogo”, recita la Treccani. Il vino è insomma emozione, tradizione, cultura, amore, passione. Nel Bel Paese, l’arte di produrlo risuona nei nomi altisonanti delle grandi famiglie che ne hanno fatto la storia: Gaja, Frascobaldi, Ricasoli, Antinori, Tasca D’Almerita, per citarne alcuni. Il valore aggiunto è racchiuso proprio nella sua storia millenaria, nello spirito dei vignaioli che lo producono, nell’unicità di un vigneto. Ma soprattutto nella versatilità di eccellenze simbolo del Made in Italy nel mondo, frutto di lavoro e di creatività tutte nostrane. Divenuta “impresa” tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, grazie alla capacità di innovazione, alla creazione di eleganti vini d’autore, complessi e competitivi con le migliori etichette internazionali, come racconta l’opera La Storia moderna del vino italiano. Sulle orme di Luigi Veronelli, che per primo ha tracciato una geografia del vino italiano, abbiamo intrapreso un viaggio da Nord a Sud della penisola, nei santuari delle storiche famiglie produttrici dei più pregiati nettari nazionali.
   Dal Trentino all’EmiliaIn Trentino punta all’innovazione l’ultima generazione della famiglia Lunelli degli spumanti Ferrari (proprietaria anche dell’acqua minerale Surgiva e Grappa Segnana, oltre a possedere l’80% del capitale Bisol) guidata da Matteo, Marcello, Camilla e Alessandro, che nel 2015 ha fatto incetta di premi oltre confine: Famiglia del vino dell’anno per il mercato tedesco, Sparkling Wine Producer of the Year 2015 per quello inglese. Anche nel 2016 The Champagne & Sparkling Wine World Championships ha confermato le Cantine Ferrari tra i migliori produttori, nominando il Ferrari Brut Trentodoc (la più storica delle etichette della Casa trentina) Campione del Mondo dei Blanc de Blancs e Miglior Bollicina Italiana. In Veneto invece, nelle antiche terre moreniche sulla sponda veneta del lago di Garda,  c’è “l’anima del Lugana e il cuore della Valpolicella”, ovvero la famiglia Zenato dell’omonima cantina. I loro vigneti, che si estendono per 75 ettari, sono vocati al Trebbiano di Lugana e San Benedetto di Lugana, mentre in Valpolicella sono zona eletta del celebre Amarone Zenato, con i rinomati vitigni Corvina, Rondinella e Oseleta. Sempre veneta è la prima azienda ad aver spumantizzato il Prosecco, ossia la Carpenè Malvolti di Conegliano, 145 anni di storia e cinque generazioni che oggi affidano la loro eredità a Rosanna Carpenè. Vanta un secolo e mezzo di storia enologica, partita a Modena nel 1860 grazie al capostipite Cleto, anche la famiglia Chiarli la cui cantina in Emilia Romagna   è la più importante realtà vitivinicola di Lambrusco, con oltre 20 milioni di bottiglie vendute per metà all’estero.   Nelle terre del ChiantiIn Toscana, sono più di seicento (!) gli anni dedicati alla produzione vinicola nel Chianti Classico dalla famiglia Antinori, azienda-immagine dell’enologia italiana nel mondo, sinonimo di tradizione e passione da 26 generazioni. Da Montalcino al Chianti Rufina, da Pomino alle Colline di Firenze, fino alle coste della Maremma Toscana, anche la famiglia Frescobaldi è da 6 secoli protagonista della storia del vino toscano, da scoprire in sei tenute. Si ritorna indietro nei secoli, fino al 1100, entrando nel Castello di Brolio, sede della Barone Ricasoli, la più antica azienda vitivinicola italiana e la più grande nel Chianti Classico, a 20 km da Gaiole in Chianti. Alla sua guida Francesco Ricasoli, pronipote di quel Bettino Ricasoli che nel 1872 inventò la formula del Chianti, il vino più famoso al mondo. Oggi le coltivazioni si estendono su 250 ettari, vi lavorano 140 persone, da lì i vini partono per tutti i continenti. L’identità più autentica dell’azienda? Si degusta nel Castello di Brolio Chianti classico Gran Riserva, che Wine Spectator ha giudicato tra i 5 migliori al mondo. Nel borgo medievale di Fonterutoli, invece, a un passo da Castellina in Chianti, Filippo e Francesco Mazzei conducono la Marchesi Mazzei (con tenute anche in Maremma e Sicilia), una delle cantine storiche e più titolate del Chianti Classico, da 24 generazioni della loro famiglia.   Il vino dell’isolaMa prodiga di esempi di famiglie legate anima e corpo alla propria terra è anche la Sicilia. Ne sono emblema i Tasca d’Almerita, con Lucio Tasca e i figli Giuseppe e Alberto alla guida della storica maison che ha fulcro a Regaleari e conta cantine in tutta la regione. In totale 600 ettari vitati che producono vini distribuiti in tutti i continenti, cinque tenute, due resort di charme. Duecento anni e 8 generazioni votate al vino, una famiglia che cura, coltiva e feconda la terra con sapienza, rispettandone i ritmi. Riunisce invece in un’unica realtà tre brand storici il gruppo Duca di Salaparuta: Corvo e Duca di Salaparuta, nati nel 1824, e Florio, del 1833, “artigiani contemporanei” capaci di plasmare vini di altissimo rango, nel rispetto della tradizione, con grande cura del dettaglio e innovative visioni. Hanno compiuto 160 anni di esperienza nel vino di qualità i Rallo di Donnafugata. A capo Giacomo Rallo e la moglie Gabriella con i figli Josè e Antonio, che conducono un’azienda che punta sulla qualità e il “fare sartoriale” di vini che raccontano l’universo sensoriale siciliano. Il primato di longevità in Sardegna spetta alla famiglia Argiolas, alla guida della più importante realtà vitivinicola, con oltre un secolo di vita. Loro il famoso Cannonau, vino simbolo della produzione autoctona sarda, che tiene giovani gli ultracentenari titolari Giovanna (classe 1908), Giacobba (1912), Giulio (1913), grazie all’alta concentrazione di polifenoli e antiossidanti naturali. A dimostrazione che il vino è vita.   Bollicine rinascimentaliIn Franciacorta impossibile non citare la famiglia Ziliani, produttrice delle superbe bollicine firmate Guido Berlucchi. La più grande cantina della Franciacorta negli ultimi anni ha investito molto in sostenibilità: «Abbiamo convertito al biologico tutti i vigneti aziendali», racconta Cristina, a capo dell’azienda insieme ai fratelli Arturo e Paolo. È presidente del Consorzio Franciacorta Vittorio Moretti, patron di Bellavista e Contadi Castaldi, azienda innovativa che punta ai vigneti più evocativi e ai vignaioli più appassionati per dar vita a bollicine dall’equilibrio completo e complesso. Da visitare l’antica Fornace Biasca trasformata oggi in cantina di 7mila mq che organizza degustazioni. Fautore di eccelso Franciacorta dal finissimo perlage Maurizio Zanella di Ca’ del Bosco, protagonista, grazie alla sua vocazione artistica, del rinascimento enologico italiano, trasformando una casa in un bosco di castagni in una moderna cantina.   Genius loci piemonteseHa portato il vino piemontese nel mondo Angelo Gaja, il Re del Barbaresco, dal 1961 a capo dell’omonima azienda con oltre 150 anni di storia. Oltre al leggendario Barbaresco 1859, che Wine Spectator ha definito “the finest wine ever made in Italy”, il miglior vino mai prodotto in Italia, gli ottimi Costa Russi e Sorì Tildin, Sorì San Lorenzo, Darmagi e poi Sperss, Conteisa, i bianchi Alteni di Brassica e Gaja&Rei. Una realtà unica, che si avvale di agronomi e scienziati per tenersi sempre al passo coi tempi, in un territorio virtuoso come il Roero e le Langhe, Patrimonio dell’Umanità. «La qualità del vino è legata non solo alle proprietà organolettiche, ma anche alla storia, alla politica, alla disciplina della terra, che chiamo genius loci», sostiene Gaja. Ambasciatore del Piemonte e dell’Italia nel mondo anche Ceretto: oltre settant’anni di lavoro e tre generazioni con quartier generale nella Tenuta Monsordo Bernardina di Alba, ricavata da un antico casolare.  Cultura agreste  In Umbria, tra Torgiano e Montefalco, nella storia della viticoltura regionale ha un posto di riguardo la famiglia Lungarotti fondatrice delle omonime cantine nel 1962, fregiate del primo marchio Doc umbro (quinto in Italia), per il Rosso e il Bianco di Torgiano, e promotrice culturale con l’apertura di un polo museale diviso tra il Museo del vino e il Museo dell’olivo e dell’olio.  Arte in cantinaIn Campania, è un punto di riferimento l’impegno di Piero Mastrobernardino, alla testa dell’omonima azienda (la cantina Mastroberardino) di Atripalda, nell’Alta Irpinia, in provincia di Avellino, nata nel 1878 per opera di Angelo Mastroberardino, Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia e bisnonno di Piero Mastroberardino, attuale Presidente dell’azienda. Da Angelo al suo pronipote Piero, la famiglia salvaguarda e valorizza vini e vitigni del territorio, come il Fiano, il Greco e l’Aglianico.  

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