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Street Opera: dalla strada al palco

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Cinque rapper, cinque stili diversi per cinque personalità forti della scena musica contemporanea. Che si raccontano per raccontare anche l’evoluzione di questo genere in Italia, e lo fanno in film documentario che ha ricevuto la menzione speciale ai Nastri d’Argento 2016 e a maggio uscirà in dvd

 

 

 

 

 

«Ci hanno cresciuto dicendoci che l’inglese è musicale e l’italiano non lo è e che quindi evidentemente il rap italiano non poteva esistere. Per fortuna si sbagliavano». Queste le parole di Linus, direttore artistico di Radio Deejay, con cui si apre Street Opera, documentario sul rap italiano diretto da Haider Rashid. L’idea era di spiegare come è cambiato il rap italiano dagli anni Novanta, quando ha mosso i suoi primi passi, ad oggi, attraverso il racconto di cinque rapper appartenenti a correnti diverse. C’è Tormento, ex voce dei Sottotono, il cui modo di fare rap si avvicina al soul e al funk; Danno, MC della crew simbolo della Capitale Colle Der Fomento, legatissimo alla visione del rap come mezzo di denuncia svincolato da logiche del mainstream; Clementino che, più vicino al pop, tiene strette le sue radici campane, e Gué Pequeno dei Club Dogo che strizza l’occhio ai rapper americani con macchinoni, champagne, orologioni perché, dice, «la figura del cantante impegnato non m’ha mai convinto! ». A fare da collante, Elio Germano, attore e membro del gruppo rap Bestierare, che fa saggiamente il resoconto di come il rap, nel ventennio 1994-2014, sia passato dalla strada al palco, come cantava nel ’99 Luca Barcellona – aka Lord Bean – nell’album di Fritz Da Cat 950 nell’omonimo pezzo da cui è stato ripreso il titolo del documentario.

 

 

Storie di hip-hop

Il regista, Haider Rashid, classe ’85, nato a Firenze da padre iracheno e madre italiana, è riuscito a mettere tutti i sui protagonisti a loro agio, per rivelarne sacrifici e passioni: le radici teatrali di Clementino, che fin da piccolo seguiva i genitori alle loro prove di teatro amatoriale; il rapporto stretto di Gué con il padre; le pazzie adolescenziali di Danno, che a 15 anni attraversava la tangenziale a piedi con un suo amico pur di assaporare la cultura hip-hop della stazione Nomentana; la musica jazz e i ritmi del cuore di Tormento; la naturalezza con cui la passione per la musica fa convivere l’attore con l’MC in Germano. In Street Opera c’è il loro mondo descritto sì a parole, ma anche testimoniato da una cinepresa che dall’ottobre 2013 all’agosto 2015 silenziosamente li ha seguiti ai concerti, dai locali più noti, come l’Alcatraz di Milano, fino ai centri sociali e agli spazi occupati dove ci si dà appuntamento per serate hip-hop underground. Diviso in una serie di cortometraggi monografici, Street Opera non manca di soffermarsi anche sul writing, la breakdance, il turntablism e la beatbox, tutte manifestazioni di una cultura hip-hop che il regista racconta anche tramite filmati di repertorio incastrati sapientemente tra un raccontarsi e un pezzo rap live. Prodotto dalla Radical Plans e da Gold, presentato nella sezione Alice nella città dell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, Street Opera, dopo la menzione speciale ai Nastri d’Argento 2016, uscirà in dvd; inoltre, a maggio inizierà un tour per le principali città italiane associato a eventi musicali non solo con i musicisti protagonisti del progetto, ma anche altri.

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